Ecco, in giornate come questa sarebbe meglio restare a letto, davvero...
E lasciando da parte il cielo grigio, l'umidità e la pioggia, sia chiaro.
Stamattina, infatti, tutti i giornali riportano la notizia di una sentenza peraltro annunciata: sono stati assolti i dirigenti della polizia nel processo per le violenze alla scuola Diaz di Genova, nel luglio del 2001. Appena tredici condanne, soltanto agli agenti coinvolti, per un totale di 35 anni e 7 mesi di reclusione, contro i più di 108 anni chiesti dall'accusa.
Come se questa notizia non bastasse, torna alla ribalta un'altra brutta storia, che sinceramente speravo chiusa con la scorsa legislatura: Luca Spinelli, su Punto Informatico, ci avverte che è di nuovo in progetto una legge simile al ddL Levi-Prodi. Per chi non lo ricordasse, questo ddL era, secondo più di un commentatore, estremamente pericoloso: se una cosa del genere fosse diventata legge dello Stato, tenere un blog sarebbe stato di fatto impossibile, a causa degli alti costi in termini tempo, soldi e risorse buttate dietro ad un procedimento burocratico del tutto inutile. L'unica differenza tra il nuovo e il vecchio ddL è per ora costituita dal fatto che secondo il nuovo testo solo i blog che pubblicheranno annunci commerciali e banner pubblicitari dovranno registrarsi, ma il problema sta nel principio animatore di questa legge: si vuole mettere un bavaglio alla comunicazione su internet, e contro un attentato al diritto di tutti di comunicare liberamente il proprio pensiero come questo è dovere di tutti mobilitarsi, anche solo facendo girare la notizia.
La cosa più allarmante poi è che, se gli occhi della stampa di tutt'Europa sono puntati sulla sentenza del Tribunale di Genova, questo secondo fatto è passato del tutto sotto silenzio. PI ne dava notizia ben quattro giorni fa, si legge nella data dell'articolo, quanti e quali sono i giornali che hanno pubblicato questa storia?
venerdì 14 novembre 2008
mercoledì 12 novembre 2008
Un quarto di secolo di Guriuz
Sì, lo so, è da un po' di tempo che trascuro questo blog, e chiedo perdono, promettendo peraltro sconvolgenti novità nei prossimi giorni (ma non anticipo niente)...
Intanto mi permetto di ricordare ai gentili lettori de L'angolo che oggi il Guriuz compie venticinque anni, perciò tanti zaùrdi auguri, come sempre.
Speriamo che il festeggiato si riprenda dall'ennesima influenza, anche perché dopodomani sera sono in programma le debite celebrazioni per il primo quarto di secolo del Guriuz, con il loro prevedibile seguito di morte, distruzione, e fotografie pubblicate anche sul blog.
Sì, è meglio che abbiate paura da subito...
Intanto mi permetto di ricordare ai gentili lettori de L'angolo che oggi il Guriuz compie venticinque anni, perciò tanti zaùrdi auguri, come sempre.
Speriamo che il festeggiato si riprenda dall'ennesima influenza, anche perché dopodomani sera sono in programma le debite celebrazioni per il primo quarto di secolo del Guriuz, con il loro prevedibile seguito di morte, distruzione, e fotografie pubblicate anche sul blog.
Sì, è meglio che abbiate paura da subito...
sabato 25 ottobre 2008
Breve riflessione mattutina
Ci sarebbero molte altre cose da raccontare, anzi ce ne saranno presto.
Intanto vi rendo partecipi di una cosa che mi è venuta in mente, appena sveglio.
Stanotte ritornerà l'ora solare, e dovremo mettere le lancette indietro di un'ora. Ecco, io non sopporto questa storia dell'ora legale e dell'ora solare... non riesco ad adattarmi all'idea che sono le otto e ventidue, ma in realtà sarebbero le sette e ventidue. Proprio no. A starmi addosso è proprio il principio che, se sono le sette e ventidue, ma tra di noi ci raccontiamo tutti quanti che sono le otto e ventidue, l'orario cambia. Allora perché non sostituire le sette e ventidue con mezzogiorno o con le cinque del pomeriggio? Se sono le sette e ventidue, sono le sette e ventidue. Punto.
E dire c'è ancora qualcuno che propone di estendere l'ora legale a tutto l'anno. Ma perché? Perché continuare questa presa per il culo collettiva?
Dicono che così facendo vogliono guadagnare ore di luce e risparmiare sull'illuminazione? Beh, c'è una soluzione migliore: si sveglino prima!
Intanto vi rendo partecipi di una cosa che mi è venuta in mente, appena sveglio.
Stanotte ritornerà l'ora solare, e dovremo mettere le lancette indietro di un'ora. Ecco, io non sopporto questa storia dell'ora legale e dell'ora solare... non riesco ad adattarmi all'idea che sono le otto e ventidue, ma in realtà sarebbero le sette e ventidue. Proprio no. A starmi addosso è proprio il principio che, se sono le sette e ventidue, ma tra di noi ci raccontiamo tutti quanti che sono le otto e ventidue, l'orario cambia. Allora perché non sostituire le sette e ventidue con mezzogiorno o con le cinque del pomeriggio? Se sono le sette e ventidue, sono le sette e ventidue. Punto.
E dire c'è ancora qualcuno che propone di estendere l'ora legale a tutto l'anno. Ma perché? Perché continuare questa presa per il culo collettiva?
Dicono che così facendo vogliono guadagnare ore di luce e risparmiare sull'illuminazione? Beh, c'è una soluzione migliore: si sveglino prima!
lunedì 20 ottobre 2008
L'ospite svedese.
Sono tornato a Bologna, e naturalmente sono subito stato fagocitato dagli impegni del coro, che in questo momento (e ti pareva!) sono anche più fitti del solito.
Il fatto è che in questi giorni il Coro Euridice organizza un festival di musica corale a Bologna (sì, Bologna ha un festival di musica corale) (e pure internazionale) (beh, ora lo sapete), e naturalmente questo festival non potrebbe essere davvero internazionale senza ospiti altrettanto internazionali, perciò la settimana prima del mio ritorno da Costanza ci ha fatto visita un coro finlandese, mentre lo scorso fine settimana ci è venuto a trovare (e a dirigere) un direttore svedese.
È arrivato mercoledì, giovedì ha fatto una prova-fiume (ovviamente con mega-mangiata dopo) e venerdì ha tenuto al conservatorio una lezione sulla musica corale scandinava. Ok, quest'ultima cosa sembra piuttosto pesante, detta così, ma è stato molto interessante, e per alcune cose anche molto divertente: abbiamo provato un pezzo degli anni '60 dove i cantori ad un certo punto devono sussurrare il loro numero di telefono (giuro!), abbiamo sentito un mottetto scritto evidentemente per una comitiva di nevrotici e abbiamo perfino cantato in danese (sì, proprio in una lingua che ha sette suoni diversi per la sola lettera A, proprio in danese). Sabato poi il nostro ospite svedese (già steso da una serie di pranzi e cene massacranti, tra giovedì e venerdì) ha fatto un giro turistico di Bologna, e io gli ho fatto da guida.
E qui permettetemi di aprire una parentesi, una volta tanto senza scriverla: chi mi conosce sa che se mi metto a fare da guida in un posto poi bisogna abbattermi a fucilate, perché una volta che ho attaccato a parlare non mi fermo più. Stavolta stavo davvero per arrendermi: per la prima volta ho trovato un turista che non ha accusato un segno di stanchezza uno, neppure dopo ore.
Infine ieri abbiamo fatto un concerto in una delle bellissime sale affrescate di Palazzo Pepoli Campogrande (le foto arriveranno presto). In realtà era un concerto-aperitivo, abbiamo cominciato a mezzogiorno e abbiamo finito relativamente presto.
E poi -direte voi- dopo il concerto abbiamo fatto aperitivo, no?
No. Il concerto è l'aperitivo, è questa la principale caratteristica della sua difficilmente decifrabile natura.
So cosa state pensando, e posso già da subito dire che no, la sala non era affatto vuota e presto, prestissimo (leggi: domani, quando sarò un po' più lucido), metterò le foto su Flickr e inserirò nel template un'aggiunta provvisoria al blog: le prossime date dei concerti del festival.
Intanto mi accascio sul letto.
Accorrete numerosi!
Non a vedermi accasciato sul letto, ai concerti!
Il fatto è che in questi giorni il Coro Euridice organizza un festival di musica corale a Bologna (sì, Bologna ha un festival di musica corale) (e pure internazionale) (beh, ora lo sapete), e naturalmente questo festival non potrebbe essere davvero internazionale senza ospiti altrettanto internazionali, perciò la settimana prima del mio ritorno da Costanza ci ha fatto visita un coro finlandese, mentre lo scorso fine settimana ci è venuto a trovare (e a dirigere) un direttore svedese.
È arrivato mercoledì, giovedì ha fatto una prova-fiume (ovviamente con mega-mangiata dopo) e venerdì ha tenuto al conservatorio una lezione sulla musica corale scandinava. Ok, quest'ultima cosa sembra piuttosto pesante, detta così, ma è stato molto interessante, e per alcune cose anche molto divertente: abbiamo provato un pezzo degli anni '60 dove i cantori ad un certo punto devono sussurrare il loro numero di telefono (giuro!), abbiamo sentito un mottetto scritto evidentemente per una comitiva di nevrotici e abbiamo perfino cantato in danese (sì, proprio in una lingua che ha sette suoni diversi per la sola lettera A, proprio in danese). Sabato poi il nostro ospite svedese (già steso da una serie di pranzi e cene massacranti, tra giovedì e venerdì) ha fatto un giro turistico di Bologna, e io gli ho fatto da guida.
E qui permettetemi di aprire una parentesi, una volta tanto senza scriverla: chi mi conosce sa che se mi metto a fare da guida in un posto poi bisogna abbattermi a fucilate, perché una volta che ho attaccato a parlare non mi fermo più. Stavolta stavo davvero per arrendermi: per la prima volta ho trovato un turista che non ha accusato un segno di stanchezza uno, neppure dopo ore.
Infine ieri abbiamo fatto un concerto in una delle bellissime sale affrescate di Palazzo Pepoli Campogrande (le foto arriveranno presto). In realtà era un concerto-aperitivo, abbiamo cominciato a mezzogiorno e abbiamo finito relativamente presto.
E poi -direte voi- dopo il concerto abbiamo fatto aperitivo, no?
No. Il concerto è l'aperitivo, è questa la principale caratteristica della sua difficilmente decifrabile natura.
So cosa state pensando, e posso già da subito dire che no, la sala non era affatto vuota e presto, prestissimo (leggi: domani, quando sarò un po' più lucido), metterò le foto su Flickr e inserirò nel template un'aggiunta provvisoria al blog: le prossime date dei concerti del festival.
Intanto mi accascio sul letto.
Accorrete numerosi!
Non a vedermi accasciato sul letto, ai concerti!
martedì 14 ottobre 2008
Torniamo seri per un momento
Torniamo seri per un momento (solo per un momento).
Vorrei parlarvi di un'iniziativa importante che è cominciata qualche giorno fa e che continuerà ancora per diverse settimane.
Per parlare di questa iniziativa è necessario tornare un po' indietro nel tempo, al giugno del 2003, quando fu approvata la Legge n. 140, che tra l'altro conteneva disposizioni "in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato", detta anche Legge o Lodo Schifani. Il 13 gennaio 2004 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime diverse parti di questa legge, in contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione (qui trovate il testo della decisione della Corte).
Nel luglio del 2008, dopo appena 25 giorni, una nuova versione di quella legge è stata approvata dal Parlamento, stavolta col nome di Lodo Alfano. La sostanza non cambia, perché resta in questa nuova legge la più importante delle disposizioni di quella di cinque anni fa, la sospensione dei processi penali indipendentemente dai reati contestati e anche "per fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione". Per questo motivo il tribunale di Milano ha sollevato questione di legittimità costituzionale, rimettendo una seconda volta la decisione alla Consulta.
Ed è proprio nel nome comunemente usato per definire la norma contestata che questa rivela la sua vera natura: lodo. Un lodo è in diritto il risultato di un arbitrato: se le parti non vogliono giungere al processo civile, affidano la questione ad un arbitro, che scrive appunto un lodo. È questo il ragionamento che si cela dietro ai discorsi sulla serenità delle alte cariche dello Stato: visti i risultati degli interventi del centrodestra in materia di giustizia, tanto vale accordare a Berlusconi una norma che preme a lui personalmente preme, augurandosi che di questo s'accontenti. E se qualcuno, chiunque sia dovesse mettersi in mezzo, ecco che quello diventa il vero nemico, perché "ostacola il dialogo".
Non riesco a non pensare a Bossi, che, appresa la notizia della decisione di Milano, risponde «Dicano quello che vogliono. Se il Parlamento lo approva è legge», ignorando che la Corte Costituzionale sta lì apposta, o ancora peggio, Bocchino, secondo cui la questione sollevata da Milano dimostra come «è urgente la riforma sulla giustizia» (fonte: Repubblica.it).
La mia domanda è: fino a dove si spingerà il partito degli amici (e degli avvocati) di Berlusconi a fare violenza al nostro ordinamento per salvarlo dai processi?
Credo che in questa situazione tutti possano e debbano prendere una posizione: accettare qualsiasi accordo pur di "seppellire l'ascia di guerra" ha prodotto mostri giuridici quali queste due leggi, mentre il continuare a nascondersi dietro il benaltrismo del PD è indifendibile, perché qui sono in ballo i principi fondamentali del nostro ordinamento su cui non si può trattare.
Per questo invito tutti quanti a firmare per il referendum abrogativo contro il Lodo Alfano, e posto il link sia qui, sia in forma di banner, a destra in basso.
Grazie.
Vorrei parlarvi di un'iniziativa importante che è cominciata qualche giorno fa e che continuerà ancora per diverse settimane.
Per parlare di questa iniziativa è necessario tornare un po' indietro nel tempo, al giugno del 2003, quando fu approvata la Legge n. 140, che tra l'altro conteneva disposizioni "in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato", detta anche Legge o Lodo Schifani. Il 13 gennaio 2004 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime diverse parti di questa legge, in contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione (qui trovate il testo della decisione della Corte).
Nel luglio del 2008, dopo appena 25 giorni, una nuova versione di quella legge è stata approvata dal Parlamento, stavolta col nome di Lodo Alfano. La sostanza non cambia, perché resta in questa nuova legge la più importante delle disposizioni di quella di cinque anni fa, la sospensione dei processi penali indipendentemente dai reati contestati e anche "per fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione". Per questo motivo il tribunale di Milano ha sollevato questione di legittimità costituzionale, rimettendo una seconda volta la decisione alla Consulta.
Ed è proprio nel nome comunemente usato per definire la norma contestata che questa rivela la sua vera natura: lodo. Un lodo è in diritto il risultato di un arbitrato: se le parti non vogliono giungere al processo civile, affidano la questione ad un arbitro, che scrive appunto un lodo. È questo il ragionamento che si cela dietro ai discorsi sulla serenità delle alte cariche dello Stato: visti i risultati degli interventi del centrodestra in materia di giustizia, tanto vale accordare a Berlusconi una norma che preme a lui personalmente preme, augurandosi che di questo s'accontenti. E se qualcuno, chiunque sia dovesse mettersi in mezzo, ecco che quello diventa il vero nemico, perché "ostacola il dialogo".
Non riesco a non pensare a Bossi, che, appresa la notizia della decisione di Milano, risponde «Dicano quello che vogliono. Se il Parlamento lo approva è legge», ignorando che la Corte Costituzionale sta lì apposta, o ancora peggio, Bocchino, secondo cui la questione sollevata da Milano dimostra come «è urgente la riforma sulla giustizia» (fonte: Repubblica.it).
La mia domanda è: fino a dove si spingerà il partito degli amici (e degli avvocati) di Berlusconi a fare violenza al nostro ordinamento per salvarlo dai processi?
Credo che in questa situazione tutti possano e debbano prendere una posizione: accettare qualsiasi accordo pur di "seppellire l'ascia di guerra" ha prodotto mostri giuridici quali queste due leggi, mentre il continuare a nascondersi dietro il benaltrismo del PD è indifendibile, perché qui sono in ballo i principi fondamentali del nostro ordinamento su cui non si può trattare.
Per questo invito tutti quanti a firmare per il referendum abrogativo contro il Lodo Alfano, e posto il link sia qui, sia in forma di banner, a destra in basso.
Grazie.
lunedì 13 ottobre 2008
Ravanando ravanando...
Sono arrivato a Bologna il 28 settembre 2008.
Ero partito per Costanza il 30 settembre 2007.
Trecentosessantaquattro giorni.
E sono finiti... e finiti da due settimane, per giunta. Due settimane in cui sono stato sommerso di impegni, di gente da vedere, di cose da fare e soprattutto cose da riordinare. Stavolta però ho voluto fare in grande, spostando scaffali riesumando cose dimenticate sulla mia libreria da anni e anni, e sono perfino andato a rimettere mano nelle vecchie carte della famiglia di mia madre (che ovviamente tengo io) (logico, no?)...
Stavo tirando fuori da una cartellina alcune lettere fino a quando non ne ho trovata una, spedita da Nagymaros nel '57, con due foto allegate. Era presente mia madre che mi ha regalato l'ennesimo racconto sintetico delle psicosi di famiglia.
Zaùrdo: Ma perché qualcuno dovrebbe spedire le foto di un secchio?
Madre: Quello non è un secchio, è una cosa che ha inventato mia nonna.
Zaùrdo: E cosa sarebbe?
Madre: Serve per salvare i pulcini, per evitare che muoiano di freddo.
Zaùrdo: Prego?
Madre: Sì... Tua bisnonna era un po' pazza, e ogni tanto si metteva e inventava qualche cosa del genere. Per quell'affare ci ha rotto le scatole per anni...
Ero partito per Costanza il 30 settembre 2007.
Trecentosessantaquattro giorni.
E sono finiti... e finiti da due settimane, per giunta. Due settimane in cui sono stato sommerso di impegni, di gente da vedere, di cose da fare e soprattutto cose da riordinare. Stavolta però ho voluto fare in grande, spostando scaffali riesumando cose dimenticate sulla mia libreria da anni e anni, e sono perfino andato a rimettere mano nelle vecchie carte della famiglia di mia madre (che ovviamente tengo io) (logico, no?)...
Stavo tirando fuori da una cartellina alcune lettere fino a quando non ne ho trovata una, spedita da Nagymaros nel '57, con due foto allegate. Era presente mia madre che mi ha regalato l'ennesimo racconto sintetico delle psicosi di famiglia.
Zaùrdo: Ma perché qualcuno dovrebbe spedire le foto di un secchio?
Madre: Quello non è un secchio, è una cosa che ha inventato mia nonna.
Zaùrdo: E cosa sarebbe?
Madre: Serve per salvare i pulcini, per evitare che muoiano di freddo.
Zaùrdo: Prego?
Madre: Sì... Tua bisnonna era un po' pazza, e ogni tanto si metteva e inventava qualche cosa del genere. Per quell'affare ci ha rotto le scatole per anni...
sabato 27 settembre 2008
Tre cose che mi sono dimenticato
In questi ultimi giorni di erasmus mi tornano in mente tre cose che avrei voluto raccontarvi prima, a che per un motivo o per un altro mi sono sempre dimenticato di raccontare...
«Aridatece fəɹ'nɛɳɗow!»
Dovete sapere che nella nostra cucina c'è una radio particolarmente sfigata. Con questa radio sfigata si può ascoltare solo una stazione: l'abominevole Radio Seefunk.
Questa emittente di Costanza trasmette solo la peggiore musica tedesca presa a prestito dai più deprimenti episodi de "l'Ispettore Derrick", insieme a ore e ore di musica italiana pessima, roba come i più grandi successi di Pupo, Ricchi e Poveri e Toto Cutugno. Una delle poche canzoni in inglese che passano su RSF era cantata da una donna con sottofondo di orchestrina pseudomessicana, lamentandosi della lontananza del suo fəɹ'nɛɳɗow. Cioè, il nome sarebbe Fernando, ma la sua pronuncia distorceva il nome, come ora le vedete scritto qui sopra. Non era una gran canzone, ma quando sentivamo certi altri obbrobbri uscire da quella radio, il grido unanime era «Aridatece fəɹ'nɛɳɗow!»
Tandem impossibili 2: l'olandese
E va bene, e va bene, si chiama neerlandese.
Il fatto che non ne abbia parlato per tutto questo tempo spiega quanto sia riuscito a tener dietro a questo secondo tandem, ma l'avere avuto fin da subito orari troppo flessibili, e avere cominciato a vedersi verso la fine del semestre estivo non ha giocato a nostro favore. Mia Tandempartnerin è stata Elisabeth, che è riuscita a mettere su qualche frase semplice in italiano, quindi l'erasmus ha dato anche qualche buon risultato, per lei. La cosa strana capitava quando io provavo qualche frase in olandese, perché lei semplicemente scoppiava a ridere. Io le chiedevo se avevo fatto errori, e lei mi rispondeva «No, no... la pronuncia è corretta... è solo che mi fa troppo strano sentirti parlare in olandese. È buffo.».
Ah, beh, logico: se comincio un tandem italiano-olandese, io non comincerò mai nemmeno a provare a parlare olandese. Logico, no?
Il pacco FAO
In ultimo, il tormentone del pacco FAO.
Il guaio è che tutti gli erasmus italiani sono arrivati a Costanza con tonnellate di roba da mangiare. Il tutto ovviamente si accumulava e, giunti al momento del trasloco, quasi tutti si sono ritrovati delle cose sul groppone che proprio non sapevano a chi dare. È così nata nelle ultime settimane la moda del pacco FAO, altresì detta "ammolla al tuo vicino di casa tonnellate e tonnellate di cibarie che tu non farai più in tempo a consumare".
A forza di accumuli di queste "eredità", Clelia è riuscita ad accumulare quasi 10kg di penne rigate, che in questa foto mostra con soddisfazione occupare la sua libreria-credenza, insieme a bottiglie di vino e di olio e a decine di altre cose...
«Aridatece fəɹ'nɛɳɗow!»
Dovete sapere che nella nostra cucina c'è una radio particolarmente sfigata. Con questa radio sfigata si può ascoltare solo una stazione: l'abominevole Radio Seefunk.
Questa emittente di Costanza trasmette solo la peggiore musica tedesca presa a prestito dai più deprimenti episodi de "l'Ispettore Derrick", insieme a ore e ore di musica italiana pessima, roba come i più grandi successi di Pupo, Ricchi e Poveri e Toto Cutugno. Una delle poche canzoni in inglese che passano su RSF era cantata da una donna con sottofondo di orchestrina pseudomessicana, lamentandosi della lontananza del suo fəɹ'nɛɳɗow. Cioè, il nome sarebbe Fernando, ma la sua pronuncia distorceva il nome, come ora le vedete scritto qui sopra. Non era una gran canzone, ma quando sentivamo certi altri obbrobbri uscire da quella radio, il grido unanime era «Aridatece fəɹ'nɛɳɗow!»
Tandem impossibili 2: l'olandese
E va bene, e va bene, si chiama neerlandese.
Il fatto che non ne abbia parlato per tutto questo tempo spiega quanto sia riuscito a tener dietro a questo secondo tandem, ma l'avere avuto fin da subito orari troppo flessibili, e avere cominciato a vedersi verso la fine del semestre estivo non ha giocato a nostro favore. Mia Tandempartnerin è stata Elisabeth, che è riuscita a mettere su qualche frase semplice in italiano, quindi l'erasmus ha dato anche qualche buon risultato, per lei. La cosa strana capitava quando io provavo qualche frase in olandese, perché lei semplicemente scoppiava a ridere. Io le chiedevo se avevo fatto errori, e lei mi rispondeva «No, no... la pronuncia è corretta... è solo che mi fa troppo strano sentirti parlare in olandese. È buffo.».
Ah, beh, logico: se comincio un tandem italiano-olandese, io non comincerò mai nemmeno a provare a parlare olandese. Logico, no?
Il pacco FAO
In ultimo, il tormentone del pacco FAO.
Il guaio è che tutti gli erasmus italiani sono arrivati a Costanza con tonnellate di roba da mangiare. Il tutto ovviamente si accumulava e, giunti al momento del trasloco, quasi tutti si sono ritrovati delle cose sul groppone che proprio non sapevano a chi dare. È così nata nelle ultime settimane la moda del pacco FAO, altresì detta "ammolla al tuo vicino di casa tonnellate e tonnellate di cibarie che tu non farai più in tempo a consumare".
A forza di accumuli di queste "eredità", Clelia è riuscita ad accumulare quasi 10kg di penne rigate, che in questa foto mostra con soddisfazione occupare la sua libreria-credenza, insieme a bottiglie di vino e di olio e a decine di altre cose...
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