Ovviamente una reazione del Governo alle proteste per questo assurdo disegno di legge non si è fatta attendere.
La geniale trovata per risolvere tutti i conflitti è stata quella di scrivere un comma aggiuntivo all'art. 7 di questo ddL (arrivato ieri in Commissione alla Camera), che escludesse espressamente i blog dall'obbligo di registrazione.
Con questa rettifica, il nostro Governo ha dimostrato definitivamente (ammesso che ci fosse bisogno di una prova ulteriore) di non aver capito per niente il grave problema sollevato da questo disegno di legge. La distinzione tra un grande giornale online (quasi sempre versione su internet di un giornale cartaceo, almeno in Italia) e un blog come il mio, con tutte le cretinate che ci scrivo ogni giorno, non è certo il grande ed intricato problema che deve tenere sveglio un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri o che dovrà turbare mai il sonno di un qualsiasi membro dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, se per caso dovesse davvero occuparsi di decidere chi costringere all'iscrizione sul ROC e chi no. Troppo facile darci il contentino della libertà di aprire un blog, cari miei, quando il problema è un altro e voi fate finta di non vederlo. Oppure proprio non ci riuscite.
Il problema è che la rete è nata libera. Prima, i governi nazionali non le hanno prestato attenzione, lasciando che essa si sviluppasse e attecchisse, fino a diventare un fenomeno di comunicazione di dimensioni mai viste dai tempi dell'invenzione della radio o del telefono, se non addirittura della stampa. Poi, quando questo sistema aveva ormai già permesso la formazione di una comunità vasta, attenta e critica nei confronti delle scelte politiche degli stessi governi e delle istituzioni della politica tradizionale, in quasi tutto il mondo si è riconosciuta la necessità di garantire un accesso alla rete quanto più libero possibile.
Quello che il Governo Italiano sta facendo con questo ddL è un attacco a questo principio di libero accesso alla rete, che ormai si dava per acquisito in Europa, e questo attacco non può lasciarci indifferenti.
Oltre questo piccolo aggiornamento, vi metto qui un link ad un articolo del Times che ci mostra, senza tanti giri di parole, cosa pensa l'opinione pubblica europea di questo provvedimento (di cui, tra l'altro, ora non trovo più traccia sui giornali) (nemmeno in quelli su internet) nonché della figura che il nostro Governo sta facendo e sta facendo fare al nostro Paese con questo provvedimento.
giovedì 25 ottobre 2007
mercoledì 24 ottobre 2007
Disagio da prima settimana.
Ok, cominciano le lezioni. E comincia il panico.
Panico incominciato, a onor del vero, con lo sgomento che si è impossessato di me quando ho letto l'orario. Innanzitutto il mio learning agreement, così come credevo dovesse valere a giugno, quando l'ho presentato, è una truffa bella e buona: oltre ai corsi che ho inserito, basandomi sulla lista degli esami di Costanza che ho scaricato da internet (e il cui numero di punti ECTS si è rivelato quasi sempre sbagliato), ci sono almeno due corsi di tedesco da aggiungere, e tutta una serie di corsi da inserire nel mio orario, presentati dal responsabile erasmus della facoltà come "corsi che non si potevano RRifiutare". Perciò, per poter frequentare Handelsrecht (che credo sia da otto crediti), è bene che mi faccia anche Vertragsrecht I (che di crediti ne ha dodici) (sì, avete letto bene, per un totale di venti crediti, più che diritto amministrativo a Bologna).
Il secondo problema è come queste ore sono distribuite nel mio orario. Tralasciando la grande fortuna di non avere lezione il venerdì, mi ritrovo con delle giornate da incubo, come il martedì, in cui ho solo quattro ore, ma comincio con una lezione dalle 8 alle 10 (l'ultima volta che ho avuto l'obbligo di arrivare per le otto è stato alle elementari) e poi non ho più nulla fino alle 14, orario a cui ho un seminario che mi dura fino alle 16.
D'altra parte, la cosa molto bella di questa università è che sei costretto a scrivere. Un esame qualsiasi può benissimo con un esame in forma di Klausur, che prevede la stesura di un testo di 15 pagine almeno, oppure con un Hausarbeit da scrivere in due mesi, che può benissimo essere lungo 30-35 pagine. Per non parlare dei Referat che bisogna spesso tenere davanti a tutta la classe, cosa che tra qualche settimana capiterà anche a me...
Per il resto la vita in erasmus scorre regolarmente, con tutte le quotidiane sorprese, come quegli orari delle lezioni che si spostano di continuo, e non si fanno inserire dentro un programma, internet che (come ieri) decide di prendersi una giornata di riposo, o il piatto a scelta della mensa (che non sai mai se si muoverà per schivare la forchetta, anche se alla fine non è male), ma anche coi suoi piccoli enigmi, come dove vada e a che orari torni il mio vicino, il Sig. Bode (che probabilmente è una signorina, ma non so: non l'ho mai vista/o), cosa riesca a rendere i pavimenti di West II così polverosi (apparentemente non c'è una causa fisica), o a cosa stia in realtà pensando Sebastian (il tedesco della festa di compleanno di sabato sera, che io e Giulia abbiamo ribattezzato "il lampione", per la conformazione fisica, e per l'estrema reattività) (tranquilli, vi racconterò tutto, con un po' di pazienza...)
Panico incominciato, a onor del vero, con lo sgomento che si è impossessato di me quando ho letto l'orario. Innanzitutto il mio learning agreement, così come credevo dovesse valere a giugno, quando l'ho presentato, è una truffa bella e buona: oltre ai corsi che ho inserito, basandomi sulla lista degli esami di Costanza che ho scaricato da internet (e il cui numero di punti ECTS si è rivelato quasi sempre sbagliato), ci sono almeno due corsi di tedesco da aggiungere, e tutta una serie di corsi da inserire nel mio orario, presentati dal responsabile erasmus della facoltà come "corsi che non si potevano RRifiutare". Perciò, per poter frequentare Handelsrecht (che credo sia da otto crediti), è bene che mi faccia anche Vertragsrecht I (che di crediti ne ha dodici) (sì, avete letto bene, per un totale di venti crediti, più che diritto amministrativo a Bologna).
Il secondo problema è come queste ore sono distribuite nel mio orario. Tralasciando la grande fortuna di non avere lezione il venerdì, mi ritrovo con delle giornate da incubo, come il martedì, in cui ho solo quattro ore, ma comincio con una lezione dalle 8 alle 10 (l'ultima volta che ho avuto l'obbligo di arrivare per le otto è stato alle elementari) e poi non ho più nulla fino alle 14, orario a cui ho un seminario che mi dura fino alle 16.
D'altra parte, la cosa molto bella di questa università è che sei costretto a scrivere. Un esame qualsiasi può benissimo con un esame in forma di Klausur, che prevede la stesura di un testo di 15 pagine almeno, oppure con un Hausarbeit da scrivere in due mesi, che può benissimo essere lungo 30-35 pagine. Per non parlare dei Referat che bisogna spesso tenere davanti a tutta la classe, cosa che tra qualche settimana capiterà anche a me...
Per il resto la vita in erasmus scorre regolarmente, con tutte le quotidiane sorprese, come quegli orari delle lezioni che si spostano di continuo, e non si fanno inserire dentro un programma, internet che (come ieri) decide di prendersi una giornata di riposo, o il piatto a scelta della mensa (che non sai mai se si muoverà per schivare la forchetta, anche se alla fine non è male), ma anche coi suoi piccoli enigmi, come dove vada e a che orari torni il mio vicino, il Sig. Bode (che probabilmente è una signorina, ma non so: non l'ho mai vista/o), cosa riesca a rendere i pavimenti di West II così polverosi (apparentemente non c'è una causa fisica), o a cosa stia in realtà pensando Sebastian (il tedesco della festa di compleanno di sabato sera, che io e Giulia abbiamo ribattezzato "il lampione", per la conformazione fisica, e per l'estrema reattività) (tranquilli, vi racconterò tutto, con un po' di pazienza...)
lunedì 22 ottobre 2007
Ah, i brutti risvegli...
L'Assemblea Federale che esce da queste elezioni, per la sua 48a legislatura, è profondamente sbilanciata.
Non ho voluto parlare dei partiti che concorrono, ma a cose fatte (quasi fatte, in realtà, perché ci sarà ancora qualche ballottaggio al Consiglio degli Stati tra un paio di settimane) è ora che mostri un po' la situazione alla camera bassa.
Primo partito si riconferma, con 62 Consiglieri Nazionali su 200, la SVP-UDC, un partito di destra conservatore e piuttosto aggressivo nella sua campagna elettorale sui temi della sicurezza e dell'espulsione degli immigrati. Se credete che le campagne della Lega in Italia, con i manifesti dalle scritte enormi fosse "aggressiva", forse non avete visto quelli affissi dall'SVP-UDC, che ritraevano tre pecore bianche che scacciavano da un prato verde una pecora nera. Avrei anche il link da mettere qua sopra, ma sinceramente non me la sento. Basta che cerchiate SVP in un qualsiasi motore di ricerca, e lo troverete.
Il secondo partito, uno dei due grandi sconfitti delle elezioni del 2007 è la SP-PSS, il Partito Socialista-Socialdemocratico (qui sigle e nomi cambiano con la lingua) (siamo in Svizzera, del resto), che si è ritrovato con solo 43 seggi, cascato com'è nel trappolone delle destre e che, invece di rispondere con una campagna incentrata sulle tematiche davvero importanti, si è limitato a cercare di respingere gli attacchi che venivano da destra, senza dire molto altro.
Il terzo e il quarto partito, i Liberali Radicali della FDP-PRD-PLR e i Popolari della CVP-PDC-PPD restano più o meno come prima il terzo e il quarto partito, nel confronto tra le forze in campo, con 31 seggi ciascuno.
Tutti gli altri partiti, che in gran parte sono frammenti dei partiti maggiori distaccatisi, hanno ricevuto molti meno consensi, anche se i Verdi stavolta sono riusciti ad avere 20 Consiglieri Nazionali, ne avranno forse per la prima volta agli Stati e puntano -forse- ancora più in alto...
Infatti dopo queste elezioni parlamentari si terrà, in dicembre, l'elezione del Consiglio Federale, e sarà lì che si tireranno le somme. L'SVP-UDC aveva già espresso prima del voto la propria volontà di estromettere dal governo i Socialisti, che però, numeri alla mano, dovrebbero riuscire a far valere il proprio 19,5% dei voti e a far appello alla formula magica, di cui abbiamo parlato tempo fa, che eliminando il secondo partito dalla scena sarebbe del tutto archiviata.
Non commenterò oltre, considerato chi ha vinto senza dubbio queste elezioni. Vi rimando soltanto a quel manifesto di cui sopra, e altro non dico, se non che quest'anno, almeno, la Svizzera ha avuto il suo primo parlamentare di colore (originario dell'Angola) e che 59 seggi su 200 sono occupati da donne, il 29,5%... questo giusto per non chiudere con brutte notizie...
Non ho voluto parlare dei partiti che concorrono, ma a cose fatte (quasi fatte, in realtà, perché ci sarà ancora qualche ballottaggio al Consiglio degli Stati tra un paio di settimane) è ora che mostri un po' la situazione alla camera bassa.
Primo partito si riconferma, con 62 Consiglieri Nazionali su 200, la SVP-UDC, un partito di destra conservatore e piuttosto aggressivo nella sua campagna elettorale sui temi della sicurezza e dell'espulsione degli immigrati. Se credete che le campagne della Lega in Italia, con i manifesti dalle scritte enormi fosse "aggressiva", forse non avete visto quelli affissi dall'SVP-UDC, che ritraevano tre pecore bianche che scacciavano da un prato verde una pecora nera. Avrei anche il link da mettere qua sopra, ma sinceramente non me la sento. Basta che cerchiate SVP in un qualsiasi motore di ricerca, e lo troverete.
Il secondo partito, uno dei due grandi sconfitti delle elezioni del 2007 è la SP-PSS, il Partito Socialista-Socialdemocratico (qui sigle e nomi cambiano con la lingua) (siamo in Svizzera, del resto), che si è ritrovato con solo 43 seggi, cascato com'è nel trappolone delle destre e che, invece di rispondere con una campagna incentrata sulle tematiche davvero importanti, si è limitato a cercare di respingere gli attacchi che venivano da destra, senza dire molto altro.
Il terzo e il quarto partito, i Liberali Radicali della FDP-PRD-PLR e i Popolari della CVP-PDC-PPD restano più o meno come prima il terzo e il quarto partito, nel confronto tra le forze in campo, con 31 seggi ciascuno.
Tutti gli altri partiti, che in gran parte sono frammenti dei partiti maggiori distaccatisi, hanno ricevuto molti meno consensi, anche se i Verdi stavolta sono riusciti ad avere 20 Consiglieri Nazionali, ne avranno forse per la prima volta agli Stati e puntano -forse- ancora più in alto...
Infatti dopo queste elezioni parlamentari si terrà, in dicembre, l'elezione del Consiglio Federale, e sarà lì che si tireranno le somme. L'SVP-UDC aveva già espresso prima del voto la propria volontà di estromettere dal governo i Socialisti, che però, numeri alla mano, dovrebbero riuscire a far valere il proprio 19,5% dei voti e a far appello alla formula magica, di cui abbiamo parlato tempo fa, che eliminando il secondo partito dalla scena sarebbe del tutto archiviata.
Non commenterò oltre, considerato chi ha vinto senza dubbio queste elezioni. Vi rimando soltanto a quel manifesto di cui sopra, e altro non dico, se non che quest'anno, almeno, la Svizzera ha avuto il suo primo parlamentare di colore (originario dell'Angola) e che 59 seggi su 200 sono occupati da donne, il 29,5%... questo giusto per non chiudere con brutte notizie...
domenica 21 ottobre 2007
Punti fermi
La festa di compleanno a cui ho partecipato ieri sera è andata bene... e in questa ultima sera prima dell'inizio delle lezioni annoto quattro punti fondamentali, emersi durante la festa, nei discorsi fatti alla festa stessa, e nelle conseguenze del progressivo consumo di bevande alcoliche in dosi e gradazioni crescenti sui discorsi fatti alla festa stessa:
1) Anche se non hai moltissimo da dire nella festa, ascoltare è un ottimo esercizio. Anche per i nervi: sentire che le persone intorno a te parlano tra di loro e corrono può essere antipatico in un primo momento. Ascoltare anche in quelle situazioni tempra il carattere, e aiuta a non scoraggiarsi davanti alle difficoltà della lingua. Buaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!!! Sigh! Sob!
2) Alcuni tedeschi, per motivi che all'umana comprensione sfuggono, ti parlano sempre e solo in inglese. Meglio, dai, si fa esercizio in due... ma io speravo di imparare il tedesco, in Germania...
3) A molti tedeschi piace sentire il suono della lingua italiana e capiscono molto più di quanto non si creda dall'intonazione e dal gesticolare. Ma che caspita studio tedesco a fare, allora?
4) A Ulm c'è la nebbia.
Ah, dimenticavo: è stata molto gradita la distinzione in italiano tra i termini "foschia" e "nebbia". Qui evidentemente hanno solo la nebbia.
Specie a Ulm.
1) Anche se non hai moltissimo da dire nella festa, ascoltare è un ottimo esercizio. Anche per i nervi: sentire che le persone intorno a te parlano tra di loro e corrono può essere antipatico in un primo momento. Ascoltare anche in quelle situazioni tempra il carattere, e aiuta a non scoraggiarsi davanti alle difficoltà della lingua. Buaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!!! Sigh! Sob!
2) Alcuni tedeschi, per motivi che all'umana comprensione sfuggono, ti parlano sempre e solo in inglese. Meglio, dai, si fa esercizio in due... ma io speravo di imparare il tedesco, in Germania...
3) A molti tedeschi piace sentire il suono della lingua italiana e capiscono molto più di quanto non si creda dall'intonazione e dal gesticolare. Ma che caspita studio tedesco a fare, allora?
4) A Ulm c'è la nebbia.
Ah, dimenticavo: è stata molto gradita la distinzione in italiano tra i termini "foschia" e "nebbia". Qui evidentemente hanno solo la nebbia.
Specie a Ulm.
sabato 20 ottobre 2007
Tre punti esposti di fretta.
Questo conciso post solo per ricordare ai lettori del blog che:
1) due Ministri della Repubblica, che immagino sedessero allo stesso tavolo in cui si approvava questo disgraziato ddL sull'editoria, hanno dichiarato di essere contrari (a titolo personale e in rappresentanza dei propri partiti) al testo nella stessa forma in cui esso è passato davanti ai loro occhi il 12 ottobre.
2) il Presidente della Repubblica ha, tra i propri poteri, quello di poter fermare questo ddL prima che arrivi in Parlamento.
«Il Presidente della Repubblica [...] Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.» (Art. 87 Cost.)
3) lo stesso Presidente della Repubblica può (una sola volta) rimandare una legge al Parlamento dopo che sia stata approvata, nel caso sia necessario, spiegando anche perché e dove questa legge "non funzioni".
«[1] Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. [2] Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata» (Art. 74 Cost.)
1) due Ministri della Repubblica, che immagino sedessero allo stesso tavolo in cui si approvava questo disgraziato ddL sull'editoria, hanno dichiarato di essere contrari (a titolo personale e in rappresentanza dei propri partiti) al testo nella stessa forma in cui esso è passato davanti ai loro occhi il 12 ottobre.
2) il Presidente della Repubblica ha, tra i propri poteri, quello di poter fermare questo ddL prima che arrivi in Parlamento.
«Il Presidente della Repubblica [...] Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.» (Art. 87 Cost.)
3) lo stesso Presidente della Repubblica può (una sola volta) rimandare una legge al Parlamento dopo che sia stata approvata, nel caso sia necessario, spiegando anche perché e dove questa legge "non funzioni".
«[1] Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. [2] Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata» (Art. 74 Cost.)
La formula magica
Domani è il gran giorno: più o meno due milioni di Svizzeri andranno al voto (l'affluenza è sempre stata bassina).
Poi, il mistero.
Nel senso che gli Svizzeri non sono sicuri di come sarà il Consiglio Federale eletto dal Parlamento dopo queste elezioni, e questo perché dal 2003 non vale più la "formula magica".
Questa formula è stata la regola di composizione del Consiglio Federale dal 1959, e si basava sull'idea di fondo di costituire un governo con la partecipazione di tutti i maggiori partiti, di maggioranza e d'opposizione.
Perciò, per 44 anni, al governo hanno sempre partecipato due socialisti, due popolari, due liberali-radicali e un conservatore. E si consideri che prima i liberali ci sono sempre stati dentro, addirittura monopolizzando il Consiglio dal 1848 al 1891.
Non male, eh? Manco la DC...
Dal 2003, però, le destre hanno portato ad un superamento di tutte le regole del sistema, prendendosi un seggio in più, a scapito di una Consigliera che non venne rieletta.
Non succedeva dal 1872, ed è questo che agita un po' la politica svizzera in questo momento, tutti questi cambiamenti in un sistema che funziona da così tanto tempo, e tutti assieme...
Beh, se ne riparlerà lunedì, numeri alla mano...
Poi, il mistero.
Nel senso che gli Svizzeri non sono sicuri di come sarà il Consiglio Federale eletto dal Parlamento dopo queste elezioni, e questo perché dal 2003 non vale più la "formula magica".
Questa formula è stata la regola di composizione del Consiglio Federale dal 1959, e si basava sull'idea di fondo di costituire un governo con la partecipazione di tutti i maggiori partiti, di maggioranza e d'opposizione.
Perciò, per 44 anni, al governo hanno sempre partecipato due socialisti, due popolari, due liberali-radicali e un conservatore. E si consideri che prima i liberali ci sono sempre stati dentro, addirittura monopolizzando il Consiglio dal 1848 al 1891.
Non male, eh? Manco la DC...
Dal 2003, però, le destre hanno portato ad un superamento di tutte le regole del sistema, prendendosi un seggio in più, a scapito di una Consigliera che non venne rieletta.
Non succedeva dal 1872, ed è questo che agita un po' la politica svizzera in questo momento, tutti questi cambiamenti in un sistema che funziona da così tanto tempo, e tutti assieme...
Beh, se ne riparlerà lunedì, numeri alla mano...
venerdì 19 ottobre 2007
Attenzione, attenzione!
Interrompo il flusso delle fregnacce per segnalare una cosa abbastanza seria, trovata sul blog di Beppe Grillo.
Chi mi conosce sa che prendo di solito queste iniziative un po' con le molle, ma stavolta potremmo trovarci davanti ad una cosa davvero seria.
È stato presentato un disegno di legge, approvato in Consiglio dei Ministri il 12 ottobre 2007.
Il testo ha come titolo: "Nuova disciplina dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale".
Spiego velocemente un paio di cose: la prima parte del titolo dice che questa legge andrà a riscrivere le norme che disciplinano l'editoria mentre la seconda parte dice che, a seguito di questa legge, il Governo avrà un certo lasso di tempo per scrivere un regolamento su una determinata disciplina, invece di aspettare una legge del Parlamento.
Tutto normale, tutto assolutamente normale, fin qui.
Ora però leggo il testo del ddL, messo a disposizione di tutti in rete, sempre da Grillo (il post con la sua spiegazione e il link al testo lo trovate qui).
L'articolo 1 dice piuttosto amichevolmente che questa legge avrà «per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell’informazione affermato dall’articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati.». Bello, eh? Molto ben scritto, non c'è che dire.
Ora però leggiamo a cosa verrebbe applicato questo ddL, una volta diventato una vera e propria legge dello Stato, cosa che troviamo scritta all'articolo 2: «Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.»
Notate qualcosa?
Non c'è alcun riferimento alla stampa, al contrario di quanto accade negli articoli seguenti, dove si parla tra l'altro di un "Fondo per l'editoria periodica".
Dunque s'intende davvero qualsiasi "prodotto editoriale" e per di più, per espressa previsione del testo appena citato, «quali che siano la forma [...] e il mezzo con il quale esso viene diffuso»
Dunque anche internet, compresi anche quei siti che non sono certo riconoscibili come giornali online, ma sono soltanto siti qualunque, pagine che possono essere messe in rete per qualsiasi motivo... e perciò pure i blog.
Ora certamente capite anche voi perché questa faccenda è piuttosto seria, e soprattutto a noi vicina.
Secondo gli articoli 5 e 6 di questo ddL, poi, tutti coloro che svolgono «anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative» un'attività editoriale (cosa che abbiamo letto prima poter essere estesa anche all'apertura e l'aggiornamento di un blog), devono iscriversi al ROC.
Il ROC è il Registro degli Operatori della Comunicazione, "inventato" dalla legge del 31 luglio 1997 n.249 e diretto originariamente soltanto a «i soggetti destinatari di concessione ovvero di autorizzazione [...], le imprese concessionarie di pubblicita' da trasmettere mediante impianti radiofonici o televisivi o [...] su giornali quotidiani o periodici, le imprese di produzione e distribuzione dei programmi [...], nonche' le imprese editrici di giornali [...] e le agenzie di stampa [...] nonche' le imprese fornitrici di servizi telematici e di telecomunicazioni ivi compresa l'editoria elettronica e digitale» (come si può leggere all'art. 1, comma 6, lettera a, numero 5 della stessa L 249/97) .
Con l'estensione voluta da questo ddL verremmo tutti parificati a questi soggetti.
Il che ci porta al motivo, alla ratio di questo provvedimento, spiegata all'articolo 7: «[1] L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa. [2] Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.»
Cioè si estende la cosiddetta "responsabilità per omesso controllo su contenuti diffamatori", che è tipica degli editori di giornali ed è disciplinata dagli articoli 57 e 57bis del Codice Penale, a tutti coloro che vorranno scrivere qualcosa su internet.
Ecco il rovescio della medaglia di questa parificazione.
Dopo tutta 'sta pappardella giuridica (lo so, è un po' pesante), veniamo all'interrogativo più importante: se chi usa internet per diffamare qualcuno può essere già perseguito per il reato di diffamazione (art. 595 CP), perché mai si dovrebbe trattare chiunque scriva su internet come un editore e farlo per forza registrare in questo ROC?
Semplice: perché la tutela contro la diffamazione, giustamente, può essere messa in atto solo dopo l'avvenuta offesa all'altrui reputazione, mentre questo ddL mira a introdurre un passaggio legale che si frapponga tra ogni cittadino e il suo diritto di esprimere il proprio pensiero su internet.
Una sorta di autorizzazione.
Se passa questa legge, sono molto tentato di non tornare da questo erasmus.
Chi mi conosce sa che prendo di solito queste iniziative un po' con le molle, ma stavolta potremmo trovarci davanti ad una cosa davvero seria.
È stato presentato un disegno di legge, approvato in Consiglio dei Ministri il 12 ottobre 2007.
Il testo ha come titolo: "Nuova disciplina dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale".
Spiego velocemente un paio di cose: la prima parte del titolo dice che questa legge andrà a riscrivere le norme che disciplinano l'editoria mentre la seconda parte dice che, a seguito di questa legge, il Governo avrà un certo lasso di tempo per scrivere un regolamento su una determinata disciplina, invece di aspettare una legge del Parlamento.
Tutto normale, tutto assolutamente normale, fin qui.
Ora però leggo il testo del ddL, messo a disposizione di tutti in rete, sempre da Grillo (il post con la sua spiegazione e il link al testo lo trovate qui).
L'articolo 1 dice piuttosto amichevolmente che questa legge avrà «per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell’informazione affermato dall’articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati.». Bello, eh? Molto ben scritto, non c'è che dire.
Ora però leggiamo a cosa verrebbe applicato questo ddL, una volta diventato una vera e propria legge dello Stato, cosa che troviamo scritta all'articolo 2: «Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.»
Notate qualcosa?
Non c'è alcun riferimento alla stampa, al contrario di quanto accade negli articoli seguenti, dove si parla tra l'altro di un "Fondo per l'editoria periodica".
Dunque s'intende davvero qualsiasi "prodotto editoriale" e per di più, per espressa previsione del testo appena citato, «quali che siano la forma [...] e il mezzo con il quale esso viene diffuso»
Dunque anche internet, compresi anche quei siti che non sono certo riconoscibili come giornali online, ma sono soltanto siti qualunque, pagine che possono essere messe in rete per qualsiasi motivo... e perciò pure i blog.
Ora certamente capite anche voi perché questa faccenda è piuttosto seria, e soprattutto a noi vicina.
Secondo gli articoli 5 e 6 di questo ddL, poi, tutti coloro che svolgono «anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative» un'attività editoriale (cosa che abbiamo letto prima poter essere estesa anche all'apertura e l'aggiornamento di un blog), devono iscriversi al ROC.
Il ROC è il Registro degli Operatori della Comunicazione, "inventato" dalla legge del 31 luglio 1997 n.249 e diretto originariamente soltanto a «i soggetti destinatari di concessione ovvero di autorizzazione [...], le imprese concessionarie di pubblicita' da trasmettere mediante impianti radiofonici o televisivi o [...] su giornali quotidiani o periodici, le imprese di produzione e distribuzione dei programmi [...], nonche' le imprese editrici di giornali [...] e le agenzie di stampa [...] nonche' le imprese fornitrici di servizi telematici e di telecomunicazioni ivi compresa l'editoria elettronica e digitale» (come si può leggere all'art. 1, comma 6, lettera a, numero 5 della stessa L 249/97) .
Con l'estensione voluta da questo ddL verremmo tutti parificati a questi soggetti.
Il che ci porta al motivo, alla ratio di questo provvedimento, spiegata all'articolo 7: «[1] L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa. [2] Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.»
Cioè si estende la cosiddetta "responsabilità per omesso controllo su contenuti diffamatori", che è tipica degli editori di giornali ed è disciplinata dagli articoli 57 e 57bis del Codice Penale, a tutti coloro che vorranno scrivere qualcosa su internet.
Ecco il rovescio della medaglia di questa parificazione.
Dopo tutta 'sta pappardella giuridica (lo so, è un po' pesante), veniamo all'interrogativo più importante: se chi usa internet per diffamare qualcuno può essere già perseguito per il reato di diffamazione (art. 595 CP), perché mai si dovrebbe trattare chiunque scriva su internet come un editore e farlo per forza registrare in questo ROC?
Semplice: perché la tutela contro la diffamazione, giustamente, può essere messa in atto solo dopo l'avvenuta offesa all'altrui reputazione, mentre questo ddL mira a introdurre un passaggio legale che si frapponga tra ogni cittadino e il suo diritto di esprimere il proprio pensiero su internet.
Una sorta di autorizzazione.
Se passa questa legge, sono molto tentato di non tornare da questo erasmus.
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