Ricordandomi delle indicazioni di Michele, ieri mi son detto "Basta! Devo assolutamente cominciare ad organizzarmi per fare almeno qualche vocalizzo".
Mi sentivo anche più in colpa, poi, perché l'Università di Costanza mette a disposizione ben due sale con pianoforte, e così alla fine sono andato a fare domanda e a prendere le chiavi.
Tutto contento mi sono segnato per provare un'oretta oggi pomeriggio, e ho continuato la mia giornata normalmente...
Le mie perplessità sono cominciate oggi, poco prima di entrare nella stanza.
Non curandomi del cartello "Meditationsraum" (che già poteva suonare un po' strano), appeso accanto alla porta di una delle due sale, sono arrivato davanti alle due porte affiancate e solo allora ho notato un piccolo problema delle due stanze.
Un ragazzo stava suonando il pianoforte dell'altra sala, e si sentiva.
L'insonorizzazione evidentemente funzionava il giusto, ma questo, voi direte, non è poi un gran problema.
E in effetti da solo questo fatto non rappresenta un problema così terribile: il problema era dato dall'insonorizzazione fallata e dalla posizione delle sale, che si affacciano sul corridoio su cui si affacciano anche tutti gli uffici dello Studentenwerk, il misterioso soggetto gestore della mensa, di tutti gli studentati o quasi e anche delle sale prove. Un corridoio dove, in orario d'ufficio, passa un gran numero di persone, generalmente non molto allegre, o quantomeno non ben disposte verso il prossimo.
Sono entrato nella stanza, e il panico mi ha assalito.
Non riuscivo a cantare, non riuscivo a fare un suono che fosse uno, e il tutto ha cominciato a peggiorare quando mi sono reso conto che il pianista dell'altra sala si sentiva benissimo, e che perciò quasi sicuramente poteva sentire anche me altrettanto bene... La cosa che però più mi ha bloccato era semplicemente l'impressione che fuori da quella stanza (il cui rivestimento in legno comunque non ispirava certo molti pensieri allegri) ci fosse un sacco di gente di passaggio per quel corridoio... magari anche infastidita dal macello che facevo là dentro (o che mi sembrava di fare, per via dell'acustica della saletta)... che sensazione assurda...
Lo so, sarà una reazione ridicola, ma mi ci è voluta una buona mezz'ora almeno per calmarmi e provare un minimo seriamente.
Per la cronaca, mi sono ributtato su Scarlatti e ho colto l'occasione per dare una mezza lettura veloce ad un pezzo di Cesti che Michele mi aveva proposto e che avevamo accantonato nemmeno ricordo più perché. Risultati... così così, forse per la tensione, vedremo la prossima volta.
Come piccola postilla, aggiungo che Mat/Tia mi suggerisce di parlare più diffusamente di qualcosa che ho già nominato di sfuggita in questo stesso post, il "Meditationsraum".
In pratica, l'Università (o, meglio, lo Studentenwerk) mette a disposizione due sale insonorizzate (malamente) per le prove, ma una delle due è anche dotata di uno "spazio di meditazione". Con tanto di regolamento affisso alla porta: -Non si può entrare nel Meditationsraum con le scarpe -A causa delle disposizioni in materia di prevenzione degli incendi, è proibito accendere candele o bruciare incenso... e cose del genere.
Sono perplesso.
mercoledì 31 ottobre 2007
martedì 30 ottobre 2007
Irina e Boris
Pubblicizzo anche qui, come altrove nella rete, "il romanzo epistolare della Russia dell'anima", Irina e Boris.
Nonostante stia per laurearsi, Elisa - Irina, la coautrice di questo romanzo, sta ricominciando a pubblicare su un blog le puntate di questa storia: due esuli russi, separati da terribili traversie, vengono coinvolti di continuo in avventure ai limiti dell'assurdo (e a volte anche oltre), con tanti altri divertentissimi personaggi ad accompagnarli in giro per il mondo.
Per cominciare ad avvicinarsi a questa storia e sperimentarne l'assuefazione (micidiale quasi come quella di una comune soap opera), basta cliccare su questo collegamento.
Ma non mi assumo responsabilità su quanto di corrotto, immorale e deliberatamente assurdo troverete su queste pagine.
Vi basti pensare che già da tempo sono molto avanti nella lettura...
Nonostante stia per laurearsi, Elisa - Irina, la coautrice di questo romanzo, sta ricominciando a pubblicare su un blog le puntate di questa storia: due esuli russi, separati da terribili traversie, vengono coinvolti di continuo in avventure ai limiti dell'assurdo (e a volte anche oltre), con tanti altri divertentissimi personaggi ad accompagnarli in giro per il mondo.
Per cominciare ad avvicinarsi a questa storia e sperimentarne l'assuefazione (micidiale quasi come quella di una comune soap opera), basta cliccare su questo collegamento.
Ma non mi assumo responsabilità su quanto di corrotto, immorale e deliberatamente assurdo troverete su queste pagine.
Vi basti pensare che già da tempo sono molto avanti nella lettura...
sabato 27 ottobre 2007
Auguri Bea!!!
venerdì 26 ottobre 2007
Facce da erasmus
La serie di personaggi dell'erasmus si arricchisce di tre nuovi soggetti che meritano una descrizione da molto tempo, e che solo ora riesco a ritrarre alla meglio, come posso...
Prima di tutti c'è lui, il Texano. Questo personaggio enigmatico si trova qui con noi, ma nessuno sa perché. Apparentemente è sulla trentina, e gira per l'università sempre con camicie a quadrettoni, di quelle che ti farebbero venire in mente un allegro boscaiolo.
O un allegro maniaco assassino.
A far pensare più alla seconda possibilità ci pensa la sua faccia, il suo sguardo fisso, immobile e pallato, abbinato con un sorriso tra l'ebete e l'allucinato, che questo soggetto regala in giro a chiunque incontri sulla sua strada. Ci troviamo chiaramente di fronte ad un soggetto C.U.T. (ovvero "che Ci Ucciderà Tutti"), cioè una di quelle persone talmente calme, tranquille eppure non completamente rassicuranti, che sembrano pronte già così come sono per compiere piccole stragi della follia, così, per ravvivare le serate. Il guaio è che questo suo sguardo presto non sarà diretto solo verso le poche persone che incontra sul suo cammino. Infatti Giulia (altra studentessa erasmus italiana) si trasferirà in un altro appartamento più vicino al centro, e a succederle sarà proprio il Texano che, una volta traferitosi nella stanza che si affaccia sulla strada principale d'accesso allo studentato, potrà presto mettersi comodamente a fissare col suo sguardo gentile, pallato e assetato di sangue chiunque volesse arrischiarsi ad entrare.
Altra cosa misteriosa del Texano sono le sue abilità linguistiche: il Texano parla pochissimo, un po' per carattere, immagino, e sicuramente un po' perché ha uno sguardo che non incoraggia troppo a parlare... eppure, quando tutti gli studenti stranieri sono stati divisi in gruppi a seconda delle loro competenze in tedesco, questo s'è ritrovato nel corso più avanzato. Misteri del Texano.
Il Francese Acchiappone, invece, è molto più socievole del Texano, anzi, è una presenza fissa a quasi tutte le feste che gli erasmus organizzano qui e, durante queste feste, esprime la sua natura di Francese Acchiappone provandoci spietatamente con tutto ciò che passa entro il suo raggio d'azione. Donne, uomini, gatti, carrattrezzi, qualsiasi cosa.
Non stupisce quindi che la sua faccia abbia sempre un'espressione non congelata e contratta, come quella del Texano, ma ammiccante, con lo stesso sorriso di quello che sta ascoltando un vostro discorso, e che ha appena colto un doppio senso sconcio, o una barzelletta oscena.
Ciò non toglie che possa essere una bravissima persona (quando non ci sta provando con voi), per carità... ma quell'aria laida...
E poi c'è l'Estone Voglioso. Nulla a che fare con gli altri due personaggi, nei modi, anzi: è una persona socievole, gentile, che sicuramente ha voglia di conoscere gente nuova e di stringere nuove amicizie, in erasmus.
Il guaio è, ancora una volta, la faccia. Indipendentemente da quello di cui si sta parlando (e all'inizio di solito si parla del proprio paese di provenienza, della sistemazione in Germania, di argomenti di questo tipo), lui avrà sempre lo sguardo, l'espressione, i modi di chi vorrebbe in realtà dirti «Sto per zomparti addosso».
Giovedì stavo salendo le scale in università, per andare alla prima lezione di Arbeitsrecht, e dalle scale, in fondo ad un atrio vetrato, in controluce, ho visto una sagoma difficilmente riconoscibile, ma che a me sembrava molto simile al responsabile erasmus di facoltà. A quel punto, è stato impossibile trattenere l'istinto dello studente di giurisprudenza italiano, che mi ha ovviamente spinto a salutare deferntemente. Il disagio mi ha assalito quando la sagoma mi ha risposto con un gesto troppo amichevole del capo, un «Hallo!» troppo convinto, e un "roar" sottinteso che ha rivelato la sua identità. Era l'Estone Voglioso.
Come direbbe Elisa in questo caso, «I have paura!»
Prima di tutti c'è lui, il Texano. Questo personaggio enigmatico si trova qui con noi, ma nessuno sa perché. Apparentemente è sulla trentina, e gira per l'università sempre con camicie a quadrettoni, di quelle che ti farebbero venire in mente un allegro boscaiolo.
O un allegro maniaco assassino.
A far pensare più alla seconda possibilità ci pensa la sua faccia, il suo sguardo fisso, immobile e pallato, abbinato con un sorriso tra l'ebete e l'allucinato, che questo soggetto regala in giro a chiunque incontri sulla sua strada. Ci troviamo chiaramente di fronte ad un soggetto C.U.T. (ovvero "che Ci Ucciderà Tutti"), cioè una di quelle persone talmente calme, tranquille eppure non completamente rassicuranti, che sembrano pronte già così come sono per compiere piccole stragi della follia, così, per ravvivare le serate. Il guaio è che questo suo sguardo presto non sarà diretto solo verso le poche persone che incontra sul suo cammino. Infatti Giulia (altra studentessa erasmus italiana) si trasferirà in un altro appartamento più vicino al centro, e a succederle sarà proprio il Texano che, una volta traferitosi nella stanza che si affaccia sulla strada principale d'accesso allo studentato, potrà presto mettersi comodamente a fissare col suo sguardo gentile, pallato e assetato di sangue chiunque volesse arrischiarsi ad entrare.
Altra cosa misteriosa del Texano sono le sue abilità linguistiche: il Texano parla pochissimo, un po' per carattere, immagino, e sicuramente un po' perché ha uno sguardo che non incoraggia troppo a parlare... eppure, quando tutti gli studenti stranieri sono stati divisi in gruppi a seconda delle loro competenze in tedesco, questo s'è ritrovato nel corso più avanzato. Misteri del Texano.
Il Francese Acchiappone, invece, è molto più socievole del Texano, anzi, è una presenza fissa a quasi tutte le feste che gli erasmus organizzano qui e, durante queste feste, esprime la sua natura di Francese Acchiappone provandoci spietatamente con tutto ciò che passa entro il suo raggio d'azione. Donne, uomini, gatti, carrattrezzi, qualsiasi cosa.
Non stupisce quindi che la sua faccia abbia sempre un'espressione non congelata e contratta, come quella del Texano, ma ammiccante, con lo stesso sorriso di quello che sta ascoltando un vostro discorso, e che ha appena colto un doppio senso sconcio, o una barzelletta oscena.
Ciò non toglie che possa essere una bravissima persona (quando non ci sta provando con voi), per carità... ma quell'aria laida...
E poi c'è l'Estone Voglioso. Nulla a che fare con gli altri due personaggi, nei modi, anzi: è una persona socievole, gentile, che sicuramente ha voglia di conoscere gente nuova e di stringere nuove amicizie, in erasmus.
Il guaio è, ancora una volta, la faccia. Indipendentemente da quello di cui si sta parlando (e all'inizio di solito si parla del proprio paese di provenienza, della sistemazione in Germania, di argomenti di questo tipo), lui avrà sempre lo sguardo, l'espressione, i modi di chi vorrebbe in realtà dirti «Sto per zomparti addosso».
Giovedì stavo salendo le scale in università, per andare alla prima lezione di Arbeitsrecht, e dalle scale, in fondo ad un atrio vetrato, in controluce, ho visto una sagoma difficilmente riconoscibile, ma che a me sembrava molto simile al responsabile erasmus di facoltà. A quel punto, è stato impossibile trattenere l'istinto dello studente di giurisprudenza italiano, che mi ha ovviamente spinto a salutare deferntemente. Il disagio mi ha assalito quando la sagoma mi ha risposto con un gesto troppo amichevole del capo, un «Hallo!» troppo convinto, e un "roar" sottinteso che ha rivelato la sua identità. Era l'Estone Voglioso.
Come direbbe Elisa in questo caso, «I have paura!»
giovedì 25 ottobre 2007
Ancora sul ddL Levi - Prodi
Ovviamente una reazione del Governo alle proteste per questo assurdo disegno di legge non si è fatta attendere.
La geniale trovata per risolvere tutti i conflitti è stata quella di scrivere un comma aggiuntivo all'art. 7 di questo ddL (arrivato ieri in Commissione alla Camera), che escludesse espressamente i blog dall'obbligo di registrazione.
Con questa rettifica, il nostro Governo ha dimostrato definitivamente (ammesso che ci fosse bisogno di una prova ulteriore) di non aver capito per niente il grave problema sollevato da questo disegno di legge. La distinzione tra un grande giornale online (quasi sempre versione su internet di un giornale cartaceo, almeno in Italia) e un blog come il mio, con tutte le cretinate che ci scrivo ogni giorno, non è certo il grande ed intricato problema che deve tenere sveglio un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri o che dovrà turbare mai il sonno di un qualsiasi membro dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, se per caso dovesse davvero occuparsi di decidere chi costringere all'iscrizione sul ROC e chi no. Troppo facile darci il contentino della libertà di aprire un blog, cari miei, quando il problema è un altro e voi fate finta di non vederlo. Oppure proprio non ci riuscite.
Il problema è che la rete è nata libera. Prima, i governi nazionali non le hanno prestato attenzione, lasciando che essa si sviluppasse e attecchisse, fino a diventare un fenomeno di comunicazione di dimensioni mai viste dai tempi dell'invenzione della radio o del telefono, se non addirittura della stampa. Poi, quando questo sistema aveva ormai già permesso la formazione di una comunità vasta, attenta e critica nei confronti delle scelte politiche degli stessi governi e delle istituzioni della politica tradizionale, in quasi tutto il mondo si è riconosciuta la necessità di garantire un accesso alla rete quanto più libero possibile.
Quello che il Governo Italiano sta facendo con questo ddL è un attacco a questo principio di libero accesso alla rete, che ormai si dava per acquisito in Europa, e questo attacco non può lasciarci indifferenti.
Oltre questo piccolo aggiornamento, vi metto qui un link ad un articolo del Times che ci mostra, senza tanti giri di parole, cosa pensa l'opinione pubblica europea di questo provvedimento (di cui, tra l'altro, ora non trovo più traccia sui giornali) (nemmeno in quelli su internet) nonché della figura che il nostro Governo sta facendo e sta facendo fare al nostro Paese con questo provvedimento.
La geniale trovata per risolvere tutti i conflitti è stata quella di scrivere un comma aggiuntivo all'art. 7 di questo ddL (arrivato ieri in Commissione alla Camera), che escludesse espressamente i blog dall'obbligo di registrazione.
Con questa rettifica, il nostro Governo ha dimostrato definitivamente (ammesso che ci fosse bisogno di una prova ulteriore) di non aver capito per niente il grave problema sollevato da questo disegno di legge. La distinzione tra un grande giornale online (quasi sempre versione su internet di un giornale cartaceo, almeno in Italia) e un blog come il mio, con tutte le cretinate che ci scrivo ogni giorno, non è certo il grande ed intricato problema che deve tenere sveglio un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri o che dovrà turbare mai il sonno di un qualsiasi membro dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, se per caso dovesse davvero occuparsi di decidere chi costringere all'iscrizione sul ROC e chi no. Troppo facile darci il contentino della libertà di aprire un blog, cari miei, quando il problema è un altro e voi fate finta di non vederlo. Oppure proprio non ci riuscite.
Il problema è che la rete è nata libera. Prima, i governi nazionali non le hanno prestato attenzione, lasciando che essa si sviluppasse e attecchisse, fino a diventare un fenomeno di comunicazione di dimensioni mai viste dai tempi dell'invenzione della radio o del telefono, se non addirittura della stampa. Poi, quando questo sistema aveva ormai già permesso la formazione di una comunità vasta, attenta e critica nei confronti delle scelte politiche degli stessi governi e delle istituzioni della politica tradizionale, in quasi tutto il mondo si è riconosciuta la necessità di garantire un accesso alla rete quanto più libero possibile.
Quello che il Governo Italiano sta facendo con questo ddL è un attacco a questo principio di libero accesso alla rete, che ormai si dava per acquisito in Europa, e questo attacco non può lasciarci indifferenti.
Oltre questo piccolo aggiornamento, vi metto qui un link ad un articolo del Times che ci mostra, senza tanti giri di parole, cosa pensa l'opinione pubblica europea di questo provvedimento (di cui, tra l'altro, ora non trovo più traccia sui giornali) (nemmeno in quelli su internet) nonché della figura che il nostro Governo sta facendo e sta facendo fare al nostro Paese con questo provvedimento.
mercoledì 24 ottobre 2007
Disagio da prima settimana.
Ok, cominciano le lezioni. E comincia il panico.
Panico incominciato, a onor del vero, con lo sgomento che si è impossessato di me quando ho letto l'orario. Innanzitutto il mio learning agreement, così come credevo dovesse valere a giugno, quando l'ho presentato, è una truffa bella e buona: oltre ai corsi che ho inserito, basandomi sulla lista degli esami di Costanza che ho scaricato da internet (e il cui numero di punti ECTS si è rivelato quasi sempre sbagliato), ci sono almeno due corsi di tedesco da aggiungere, e tutta una serie di corsi da inserire nel mio orario, presentati dal responsabile erasmus della facoltà come "corsi che non si potevano RRifiutare". Perciò, per poter frequentare Handelsrecht (che credo sia da otto crediti), è bene che mi faccia anche Vertragsrecht I (che di crediti ne ha dodici) (sì, avete letto bene, per un totale di venti crediti, più che diritto amministrativo a Bologna).
Il secondo problema è come queste ore sono distribuite nel mio orario. Tralasciando la grande fortuna di non avere lezione il venerdì, mi ritrovo con delle giornate da incubo, come il martedì, in cui ho solo quattro ore, ma comincio con una lezione dalle 8 alle 10 (l'ultima volta che ho avuto l'obbligo di arrivare per le otto è stato alle elementari) e poi non ho più nulla fino alle 14, orario a cui ho un seminario che mi dura fino alle 16.
D'altra parte, la cosa molto bella di questa università è che sei costretto a scrivere. Un esame qualsiasi può benissimo con un esame in forma di Klausur, che prevede la stesura di un testo di 15 pagine almeno, oppure con un Hausarbeit da scrivere in due mesi, che può benissimo essere lungo 30-35 pagine. Per non parlare dei Referat che bisogna spesso tenere davanti a tutta la classe, cosa che tra qualche settimana capiterà anche a me...
Per il resto la vita in erasmus scorre regolarmente, con tutte le quotidiane sorprese, come quegli orari delle lezioni che si spostano di continuo, e non si fanno inserire dentro un programma, internet che (come ieri) decide di prendersi una giornata di riposo, o il piatto a scelta della mensa (che non sai mai se si muoverà per schivare la forchetta, anche se alla fine non è male), ma anche coi suoi piccoli enigmi, come dove vada e a che orari torni il mio vicino, il Sig. Bode (che probabilmente è una signorina, ma non so: non l'ho mai vista/o), cosa riesca a rendere i pavimenti di West II così polverosi (apparentemente non c'è una causa fisica), o a cosa stia in realtà pensando Sebastian (il tedesco della festa di compleanno di sabato sera, che io e Giulia abbiamo ribattezzato "il lampione", per la conformazione fisica, e per l'estrema reattività) (tranquilli, vi racconterò tutto, con un po' di pazienza...)
Panico incominciato, a onor del vero, con lo sgomento che si è impossessato di me quando ho letto l'orario. Innanzitutto il mio learning agreement, così come credevo dovesse valere a giugno, quando l'ho presentato, è una truffa bella e buona: oltre ai corsi che ho inserito, basandomi sulla lista degli esami di Costanza che ho scaricato da internet (e il cui numero di punti ECTS si è rivelato quasi sempre sbagliato), ci sono almeno due corsi di tedesco da aggiungere, e tutta una serie di corsi da inserire nel mio orario, presentati dal responsabile erasmus della facoltà come "corsi che non si potevano RRifiutare". Perciò, per poter frequentare Handelsrecht (che credo sia da otto crediti), è bene che mi faccia anche Vertragsrecht I (che di crediti ne ha dodici) (sì, avete letto bene, per un totale di venti crediti, più che diritto amministrativo a Bologna).
Il secondo problema è come queste ore sono distribuite nel mio orario. Tralasciando la grande fortuna di non avere lezione il venerdì, mi ritrovo con delle giornate da incubo, come il martedì, in cui ho solo quattro ore, ma comincio con una lezione dalle 8 alle 10 (l'ultima volta che ho avuto l'obbligo di arrivare per le otto è stato alle elementari) e poi non ho più nulla fino alle 14, orario a cui ho un seminario che mi dura fino alle 16.
D'altra parte, la cosa molto bella di questa università è che sei costretto a scrivere. Un esame qualsiasi può benissimo con un esame in forma di Klausur, che prevede la stesura di un testo di 15 pagine almeno, oppure con un Hausarbeit da scrivere in due mesi, che può benissimo essere lungo 30-35 pagine. Per non parlare dei Referat che bisogna spesso tenere davanti a tutta la classe, cosa che tra qualche settimana capiterà anche a me...
Per il resto la vita in erasmus scorre regolarmente, con tutte le quotidiane sorprese, come quegli orari delle lezioni che si spostano di continuo, e non si fanno inserire dentro un programma, internet che (come ieri) decide di prendersi una giornata di riposo, o il piatto a scelta della mensa (che non sai mai se si muoverà per schivare la forchetta, anche se alla fine non è male), ma anche coi suoi piccoli enigmi, come dove vada e a che orari torni il mio vicino, il Sig. Bode (che probabilmente è una signorina, ma non so: non l'ho mai vista/o), cosa riesca a rendere i pavimenti di West II così polverosi (apparentemente non c'è una causa fisica), o a cosa stia in realtà pensando Sebastian (il tedesco della festa di compleanno di sabato sera, che io e Giulia abbiamo ribattezzato "il lampione", per la conformazione fisica, e per l'estrema reattività) (tranquilli, vi racconterò tutto, con un po' di pazienza...)
lunedì 22 ottobre 2007
Ah, i brutti risvegli...
L'Assemblea Federale che esce da queste elezioni, per la sua 48a legislatura, è profondamente sbilanciata.
Non ho voluto parlare dei partiti che concorrono, ma a cose fatte (quasi fatte, in realtà, perché ci sarà ancora qualche ballottaggio al Consiglio degli Stati tra un paio di settimane) è ora che mostri un po' la situazione alla camera bassa.
Primo partito si riconferma, con 62 Consiglieri Nazionali su 200, la SVP-UDC, un partito di destra conservatore e piuttosto aggressivo nella sua campagna elettorale sui temi della sicurezza e dell'espulsione degli immigrati. Se credete che le campagne della Lega in Italia, con i manifesti dalle scritte enormi fosse "aggressiva", forse non avete visto quelli affissi dall'SVP-UDC, che ritraevano tre pecore bianche che scacciavano da un prato verde una pecora nera. Avrei anche il link da mettere qua sopra, ma sinceramente non me la sento. Basta che cerchiate SVP in un qualsiasi motore di ricerca, e lo troverete.
Il secondo partito, uno dei due grandi sconfitti delle elezioni del 2007 è la SP-PSS, il Partito Socialista-Socialdemocratico (qui sigle e nomi cambiano con la lingua) (siamo in Svizzera, del resto), che si è ritrovato con solo 43 seggi, cascato com'è nel trappolone delle destre e che, invece di rispondere con una campagna incentrata sulle tematiche davvero importanti, si è limitato a cercare di respingere gli attacchi che venivano da destra, senza dire molto altro.
Il terzo e il quarto partito, i Liberali Radicali della FDP-PRD-PLR e i Popolari della CVP-PDC-PPD restano più o meno come prima il terzo e il quarto partito, nel confronto tra le forze in campo, con 31 seggi ciascuno.
Tutti gli altri partiti, che in gran parte sono frammenti dei partiti maggiori distaccatisi, hanno ricevuto molti meno consensi, anche se i Verdi stavolta sono riusciti ad avere 20 Consiglieri Nazionali, ne avranno forse per la prima volta agli Stati e puntano -forse- ancora più in alto...
Infatti dopo queste elezioni parlamentari si terrà, in dicembre, l'elezione del Consiglio Federale, e sarà lì che si tireranno le somme. L'SVP-UDC aveva già espresso prima del voto la propria volontà di estromettere dal governo i Socialisti, che però, numeri alla mano, dovrebbero riuscire a far valere il proprio 19,5% dei voti e a far appello alla formula magica, di cui abbiamo parlato tempo fa, che eliminando il secondo partito dalla scena sarebbe del tutto archiviata.
Non commenterò oltre, considerato chi ha vinto senza dubbio queste elezioni. Vi rimando soltanto a quel manifesto di cui sopra, e altro non dico, se non che quest'anno, almeno, la Svizzera ha avuto il suo primo parlamentare di colore (originario dell'Angola) e che 59 seggi su 200 sono occupati da donne, il 29,5%... questo giusto per non chiudere con brutte notizie...
Non ho voluto parlare dei partiti che concorrono, ma a cose fatte (quasi fatte, in realtà, perché ci sarà ancora qualche ballottaggio al Consiglio degli Stati tra un paio di settimane) è ora che mostri un po' la situazione alla camera bassa.
Primo partito si riconferma, con 62 Consiglieri Nazionali su 200, la SVP-UDC, un partito di destra conservatore e piuttosto aggressivo nella sua campagna elettorale sui temi della sicurezza e dell'espulsione degli immigrati. Se credete che le campagne della Lega in Italia, con i manifesti dalle scritte enormi fosse "aggressiva", forse non avete visto quelli affissi dall'SVP-UDC, che ritraevano tre pecore bianche che scacciavano da un prato verde una pecora nera. Avrei anche il link da mettere qua sopra, ma sinceramente non me la sento. Basta che cerchiate SVP in un qualsiasi motore di ricerca, e lo troverete.
Il secondo partito, uno dei due grandi sconfitti delle elezioni del 2007 è la SP-PSS, il Partito Socialista-Socialdemocratico (qui sigle e nomi cambiano con la lingua) (siamo in Svizzera, del resto), che si è ritrovato con solo 43 seggi, cascato com'è nel trappolone delle destre e che, invece di rispondere con una campagna incentrata sulle tematiche davvero importanti, si è limitato a cercare di respingere gli attacchi che venivano da destra, senza dire molto altro.
Il terzo e il quarto partito, i Liberali Radicali della FDP-PRD-PLR e i Popolari della CVP-PDC-PPD restano più o meno come prima il terzo e il quarto partito, nel confronto tra le forze in campo, con 31 seggi ciascuno.
Tutti gli altri partiti, che in gran parte sono frammenti dei partiti maggiori distaccatisi, hanno ricevuto molti meno consensi, anche se i Verdi stavolta sono riusciti ad avere 20 Consiglieri Nazionali, ne avranno forse per la prima volta agli Stati e puntano -forse- ancora più in alto...
Infatti dopo queste elezioni parlamentari si terrà, in dicembre, l'elezione del Consiglio Federale, e sarà lì che si tireranno le somme. L'SVP-UDC aveva già espresso prima del voto la propria volontà di estromettere dal governo i Socialisti, che però, numeri alla mano, dovrebbero riuscire a far valere il proprio 19,5% dei voti e a far appello alla formula magica, di cui abbiamo parlato tempo fa, che eliminando il secondo partito dalla scena sarebbe del tutto archiviata.
Non commenterò oltre, considerato chi ha vinto senza dubbio queste elezioni. Vi rimando soltanto a quel manifesto di cui sopra, e altro non dico, se non che quest'anno, almeno, la Svizzera ha avuto il suo primo parlamentare di colore (originario dell'Angola) e che 59 seggi su 200 sono occupati da donne, il 29,5%... questo giusto per non chiudere con brutte notizie...
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