martedì 16 settembre 2008

Carosello

Donne! Ragazze! Signore di ogni età!
Quante volte, magari in vista di un appuntamento col vostro compagno, il vostro fidanzato, vostro marito, il vostro amante ecc. ecc. ecc., vi siete domandate cosa fosse il caso di indossare, quale il vestito fosse davvero il più adatto per la serata?
E quante volte non ve lo siete chiesto?

Ecco, per le sere in cui non ve lo siete chiesto, in cui non desideravate altro che mettervi qualcosa di coprente, pesante e dai rassicuranti colori neutri, da oggi la risposta è la nuova collezione di ANTISESSO.

ANTISESSO presenta a voi la nuova collezione invernale 2008-9 di pigiami e accessori, come le tenere pantofole ANTISESSO, a forma di simpatici cagnolini: Chihuahua (per la linea ANTISESSO Young), Carlino (tutti i numeri fino al 36, causa mancanza muso), Chow chow (con lingua estraibile, per un look più esotico) o San Bernardo (perfette per l'inverno).

Tra le novità che ANTISESSO propone quest'anno segnaliamo tre nuovi modelli per la linea ANTISESSO Sleepwear:

- ANTISESSO Basic - Notti di Brianza:
Pigiamone lungo in soffocante lana felpata color grigio-topo con deprimenti inserti ricamati a mano a forma di orsacchiotti

- ANTISESSO Rétro - Il bel pigiamone di una volta:
Mutandone a vita altissima in lana vergine e maglione a collo alto, il tutto di un delicato color crema (e potrete anche fare a meno delle coperte!)

- ANTISESSO La Castellana - La cintura non mi serve:
Camicia da notte in velluto a strisce arancione-turchese, con maniche a sbuffo e cuffia con nappa in tinta.

ANTISESSO - Per la donna che dice "Stasera, NO!"

Lo Zaùrdo ringrazia Clelia, coautrice del post, e dichiara che il tutto è stato partorito dalle nostre menti malate senza aggiunta di alcool.

mercoledì 10 settembre 2008

Da solo... ma davvero?

A fine mese sono partite Giulia ed Erica... peccato che non siamo riusciti a salutarci prima, mannaggia...
A inizio mese è partito anche Giovanni. E in questo caso addirittura io non l'ho saputo: me l'ha detto Fede, qualche giorno dopo...
Lunedì è anche partita la Fede... nooooooo! Aiuto!! Ora sono proprio solo soletto, qui a Costanza!

Ma siamo sicuri?
Dopo lo scorso fine settimana non ne sono più molto sicuro, devo dire...
Domenica sono stato tutto il giorno a Bregenz, da Michele, il mio ex insegnante di canto e dalla sua famiglia. No, scusate, mi correggo: ho passato la maggior parte di tempo in treno, perché ho avuto qualche... ehm... problemino nel organizzare la trasferta, diciamo... ma in effetti a pranzo a Bregenz ci sono stato, ed è stata una gran bella giornata.
Tornato a casa, sono rimasto un attimo perplesso: la porta della stanza di Daniel era aperta, e la luce della cucina accesa. Sapendo che il Sirenetto non sarebbe tornato prima della metà di ottobre, non capendo proprio chi possa esserci, lì, ora, mi affaccio alla porta della cucina e...
E trovo i genitori di Daniel, che hanno semplicemente preso in prestito la stanza del figlio, e che da ventiquattro ore ormai si erano sistemati nella stanza accanto alla mia senza che io mi accorgessi di nulla.
I casi sono due: o sono completamente rincoglionito, per non accorgermi di nulla, o questi sono stati silenziosissimi. Uhm... probabilmente tutt'e due i casi contemporaneamente.
Comunque dopo lo scorso fine settimana non riesco più a togliermi dalla testa la convinzione che, oltre allo Psicosauro -coinquilino che non si vede, ma sai che c'è- possono ora esserci altri coinquilini, più o meno provvisori, che non si vedono, ma che possono esserci anche se tu non lo sai...
I have paura...

sabato 6 settembre 2008

Mimì e Cocò. E la terza incomoda.

Ora che il momento in cui tornerò -ahivoi- in Italia si avvicina, la WG si è messa febbrilmente a cercare un altro coinquilino che mi sostituisca. La cosa non sarebbe fondamentale, perché alla fine l'amministrazione delle case degli studenti tiene una lista delle stanze libere e le assegna a chi ne ha bisogno, ma Clelia faceva giustamente notare che proporre in anticipo un coinquilino all'amministrazione sarebbe una buona idea, per non ritrovarsi in casa un altro Psicosauro.
A proposito, alla fine se ne va anche lui. Costanza è troppo provinciale, per lui (poverino!): Berlino è il minimo, per un intellettuale del suo calibro. Certo, resta da capire che differenza possa fare per lui, dato che a Costanza ha passato quasi tutto il tempo barricato in camera senza rapporti umani. Forse stare barricato in camera senza rapporti umani è più divertente a Berlino, chissà.
Ad ogni modo non è stato troppo difficile trovare dei nuovi coinqulini per occupare le due camere che io e lo Psicosauro libereremo entro l'inizio di ottobre. Dopo aver mostrato la casa a qualcuno alla fine avevamo deciso di prendere due ragazzi che cominceranno l'università ad ottobre, Udo e Jens (sì, lo so: siete sconvolti dal nome) (io pure, un po': non pensavo avrei mai conosciuto un Udo, in vita mia). Questi due ragazzi preferivano venire in due, in casa, e questo è stato un punto a loro vantaggio, perché trovare due persone in un colpo solo dimezza lo sbattimento nel cercare coinquilini e nell'organizzare tutte le faccende burocratiche con l'università, ma è anche valso loro il soprannome "Mimì e Cocò", che credo manterrano anche dopo che me ne sarò andato io. Intanto li ho portati all'ufficio competente dell'amministrazione, per avvisarli che le due stanze libere in casa nostra sono state destinate, per unanime consenso della WG (cioè io e Clelia eravamo d'accordo, e tanto basta) a loro due.
Fin qui tutto bene, ma ieri pomeriggio la faccenda si è un po' complicata. Si è presentata una ragazza con un gran sorrisone e dicendo «Ciao! Sono la vostra nuova coinquilina!», dicendo che le era stata assegnata la mia stanza, a partire dal primo ottobre. Io ho provato a dirle che in realtà le stanze erano tutte e due già occupate, ma lei convinta mi ripeteva che la stanza era già stata assegnata a lei, e a quel punto, non sapendo cos'altro dire e considerando che lei avrebbe effettivamente potuto aver ragione (chissà che casino han combinato su in università), le ho mostrato la camera. Abbiamo anche parlato un po' poi, così, giusto per conoscerci un minimo.
«Anche perché non sarebbe stato carino presentarsi con le valigie davanti alla porta a ottobre dicendo "Ciao, sono la nuova coinquilina", e semplicemente entrare», diceva lei.
"Anche perché rischiavi di entrare in casa e di scoprire che la stanza è stata assegnata a qualcun altro, e in quel caso la cosa poteva essere altrettanto poco carina", pensavo io.
Rimando dunque i lettori de "L'Angolo dello Zaùrdo alla prossima puntata dell'appassionante giallo intitolato: "Chi sarà il nuovo coinquilino della WG dello Zaùrdo?"

giovedì 4 settembre 2008

Monaco

Lo scorso fine settimana sono andato con mia sorella a Monaco.
La scelta era stata sua, e all'inizio non mi aveva convinto troppo... Non so, c'è qualcosa in quella città che mi mette un po' a disagio, non mi ci trovo bene. Poi però, scartando molte altre possibilità, dato che ci mancavo da tre anni, ho cominciato a pensare che in fondo poteva essere un'idea. Alla fine mi sono convinto: magari -pensavo- la rivaluterò, stavolta.
Non l'avessi mai detto! Nel (breve!) (grazie al Cielo!) fine settimana a Monaco, io e mia sorella siamo rimasti... ecco... piuttosto perplessi, specialmente dopo aver visto cose come:
a) la totale assenza di posti dove poter mangiare ad un prezzo ragionevole - o siam stati sfigati noi, o Monaco è estremamente "turistica", specie per quanto riguarda i prezzi;
b) il numero di persone che semplicemente ci guardava male - mi chiedo che caspita c'avessero tutti quanti, per guardarci con quelle facce;
c) un ostello in cui un'impiegata alla reception con la faccia di plastica ha sbagliato i conti dell'ostello e continuava a non decidersi se parlarci in tedesco o in inglese;
d) il custode-belva della Frauenkirche, che aggrediva letteralmente i turisti a male parole in bavarese, considerando evidentemente la cattedrale suo territorio - la prossima volta che ci andrò, se ci andrò, sono sicuro che mi imporrà le pattine, lo so;
e) due umarell seduti su Kaufingerstraße, una delle strade principali, con l'unico scopo apparente di spiare i turisti;
f) un gruppo di cinesi, sulla stessa strada, che cantavano coi rutti.

Ok, ok, ci metto una piccola nota positiva: c'è un posticino in Residenzstraße dove un italiano può prendere un caffè senza pentirsene al primo sorso. Punto.

Io e mia sorella, poi, non eravamo esattamente in forma smagliante, cosa che ha prodotto scenette come questa, che ci è capitata al momento di sistemarci nell'ostello, in due grosse cameratone con letti a castello.

Sorella dello Zaùrdo: Sei in camera con qualcuno? Io c'ho due crucche...
Zaùrdo: No, per ora sono da solo. [indicando un letto]
SdZ: Ma allora perché ti sei preso il letto di sopra? Non è scomodo?
Z: Sì, ma sulla chiave che ci hanno dato c'è anche il numero del letto, che è anche quello dell'armadietto...
SdZ: Ah, è vero, non l'avevo notato...
Z: Hai controllato il numero sulla chiave?
SdZ: No, ma dovrebbe essere quello giusto.
Z: Anche tu sul letto di sopra?
SdZ: No, su uno di sotto...
Z: Beh, vabbe', dai: c'avrai le crucche in camera, ma almeno non devi dormire di sopra. Io mi devo fare la scaletta, ma almeno son da solo...
SdZ: Ma sei sicuro? Qui mi sa che c'è qualcuno... [indicando lo stesso letto di prima]
Z: Ehm... lì ci dormo io...
SdZ: Ah sì? E perché ti sei preso il letto di sopra?

mercoledì 27 agosto 2008

Il ritorno.

Sono partito da Oslo domenica all'una del pomeriggio.
Prima di tutto mi ha colpito la lunghezza del percorso per arrivare a Göteborg, primo cambio di treno: all'andata ho fatto il viaggio dormendo, ma al ritorno mi sono reso conto quanto in realtà sia a nord Oslo... ci vuole un casino di tempo solo per raggiungere il confine svedese, passando nel frattempo per foreste, foreste, foreste e -interrotte da qualche radura qua e là- altre foreste.
Molto molto bello. Molto molto foresta.
Arrivo al cambio a Göteborg a metà pomeriggio e da lì prendo un treno per Copenhagen. Altre foreste, per ore, mentre mi metto a leggere, ma senza mai smettere di buttare un occhio fuori, di tanto in tanto... sono fatto così: devo guardare fuori dal finestrino, è più forte di me.
Passo il ponte sull'Øresund quando ormai è notte e arrivo a Copenhagen alle nove e mezza, raggiungo l'ostello per scoprire che c'è stato un piccolo frainteso, e che sono stato sistemato in una camerata da dieci. Quasi tutti italiani.

Riparto sabato mattina alle undici e quaranta, e il viaggio fino ad Amburgo, traghetto compreso, non riserva troppe sorprese. Sono solo preoccupato del poco tempo per cambiare e prendere il treno successivo, ma spero in quei due o tre minuti di ritardo che possono sempre capitare in una stazione grande.
Troppa grazia: a causa del solito inconveniente tecnico che colpisce sempre il tuo treno, il ritardo è di quarantadue minuti. Si vede che siamo in Germania: quarantadue, non quaranta o quarantacinque, proprio quarantadue.
Mentre sul treno passo il tempo a mettermi in contatto con l'ostello a Basilea, mi cade la linea, mi finisce il credito sul cellulare e la batteria mi comincia ad avvertire che di durare a lungo non ha molta voglia nemmeno lei. Arrivo a Karlsruhe, zompo sul primo telefono pubblico, arrangio le cose con l'ostello per avere un tetto sulla testa, prendo un panino al volo e sono di nuovo in treno, in uno scompartimento con un tizio che aveva l'aria di voler essere lasciato da solo e quattro ragazzini tedeschi vocianti, che hanno passato il tempo a prendere in giro il capotreno per la sua pronuncia inglese quando annuncia le stazioni. Sono riuscito a raggiungere Basilea cinque minuti prima di mezzanotte.

La sera dopo, ultimi tre treni: uno per andare a prendere mia sorella a Zurigo e due per arrivare a Costanza. Dato che le cose non possono filare liscie fino in fondo, a Kreuzlingen ci fanno scendere dal treno e ci avvertono che il resto del viaggio (cinque minuti cinque, niente di più) è da farsi su strada, perciò caricano me, mia sorella e altre cinque persone su una navetta e ci portano a destinazione.

Alla fine, a conti fatti, sono quasi duemila chilometri in tre giorni, per più di venti ore di viaggio vero e proprio... per questo motivo, io e mia sorella, da quando siamo arrivati, siamo in ozio quasi totale, ma questo solo fino a domani, perché, non contento delle ore e ore di treno passate in questi giorni, ho accettato di accompagnarla a Monaco. Altre tre ore di treno, più o meno, ma che volete che sia, ormai...

sabato 23 agosto 2008

Ah, gli orari norvegesi...

Nei momenti in cui non sono in ostello coi miei compagni di camera (cinque inglesi d'ambo i sessi, quasi perennemente brilli), sono sempre in giro per Oslo (a piedi, ovviamente): esco la mattina dopo colazione, torno dopo cena, a pezzi... ma in fondo va bene così, sono le mie vacanze che sono fatte così...
Non sono riuscito a fare tante foto, e questo anche perché Oslo non ha molti monumenti "che-devi-per-forza-fotografare"... è meglio girare per le strade ortogonali del centro vecchio, fare un giro al quartiere futuristico-fighetto sul mare, oppure al Frognerparken, il grande parco a nordovest della città.
Avrei visto anche un paio di muesi in più, se non fosse che qui i musei chiudono alle quattro. È allucinante: ho visto targhe di ambulatori privati aperti fino alle 22, ma se vuoi entrare in un museo, devi arrivarci al più tardi nel primo pomeriggio. Sono perplesso.
Ad ogni modo ho visto le ultime due o tre cose sulla lista-di-cose-che-devi-vedere-a-Oslo di ogni turista che si rispetti.
Ho cominciato con il Norsk Folkemuseum, il museo della storia del popolo norvegese: un grosso parco dove in sostanza ho visto solo animali da cortile, riproduzioni di case di campagna in legno e custodi-figuranti in costume tipico (tra l'altro ho rischiato la gaffe quando ne stavo avvicinando una per chiedere un'informazione, accorgendomi solo dopo che si trattava di una suora, in visita anche lei al museo).
Dopodiché mi sono buttato nella bolgia dei turisti che vanno a vedere tutti le navi vichinghe, esposte poco lontano: decine e decine di persone che cercano disperatamente di farsi una foto da soli con la nave. Cosa impossibile, perché in quel salone unico a croce si sta sempre a decine e decine, e tutti ben pressati.
Poi, nel pomeriggio, il museo di Munch, ossia: come mettere in mano la gestione di un museo ad un paranoico. Sono passato per decine e decine di controlli di sicurezza, per vedere un museo grande meno di casa mia. Casa mia di Costanza, intendo, stavolta.

Altra immagine allegata: foto scattata sul traghetto che dalla penisola di Bygdøy porta al lungomare davanti al municipio.

giovedì 21 agosto 2008

Oslo

Un attimo, un attimo... voi come pronuncerete il titolo di questo post? Immagino che lo fareste come lo faccio io, con due belle O aperte e una S presa di peso da "presa" o da "peso" (o da "rosa", come si dice di solito per intendersi).
I norvegesi, invece, preferiscono dire il nome della propria capitale con due O chiuse il più possibile, una S estremamente sonora, decorando il nome della propria capitale con una bella pausa nel bel mezzo della parola, cosicché, se dovessi trascriverla, mi verrebbe da scrivere Óss-Ló.
Appena ho aperto gli occhi, in un fantozziano scompartimento cuccette del treno notturno svedese che mi portava fin lì da Malmö, è stata la voce stridula della capotreno a farmene rendere conto. Per poco non sono scoppiato a ridere, solo per il modo con cui pronunciava la parola "Oslo". Questo per farvi capire in che stato ero, dopo una notte in treno.

Segue una foto del vecchio castello di Oslo (sì, Oslo ha un castello, anzi due) (e uno è pure vecchio), visto dalla zona del municipio, in riva al mare...