Il Guriuz, o Guru Guru, è una specie in pericolo.
Oddio, più che una specie, è un singolo uomo in pericolo.
Comunque è in pericolo.
Dovete sapere che il Guriuz ha una grande fortuna: ha un successo con gli uomini che ha dell'incredibile. Sono ben pochi quelli che, incontratolo anche solo per caso, riescono a resistergli. Uno di quelli che gli resistono sono io, ma vabbe', fidatevi: siamo pochi.
Comunque vi giuro: se fossi apprezzato dagli uomini la metà di quanto è apprezzato lui, mi sentirei in dovere di festeggiare.
L'unico problema è che il povero Guriuz è etero, tutto qui.
Certo, la cosa sembra non preoccupare minimamente i pretendenti, che spuntano come funghi ovunque, ma soprattutto all'università, dove più di una volta al povero Guriuz sono stati lanciati sguardi carichi di significati. Di solito significati vietati ai minori.
Per questo motivo, dal momento che si sta anche avvicinando il Natale, lancio con questo post l'ennesima campagna benefica, rivolgendomi alle gentili lettrici dell'angolo dello Zaùrdo.
Prendetevi il Guriuz, una di voi se lo prenda!
Non lasciatelo solo!
È peggio del panda, ormai, da quanto è in pericolo.
Ogni giorno quest'uomo rischia di essere colto alla sprovvista e violentato in un'aula dell'università.
Salvate il Guriuz.
venerdì 7 dicembre 2007
domenica 2 dicembre 2007
3° Post della domenica
Questo post della domenica è dedicato a Carlo.
Carlo in realtà non esiste, ma questo post se lo merita comunque.
Carlo in realtà non esiste, ma questo post se lo merita comunque.
sabato 1 dicembre 2007
Habemus Vassallum
Ed eccola qua! L'ennesima proposta di legge elettorale è arrivata, ma mi pare che non abbia riscosso tanto interesse. Come ogni volta, si sente sempre parlare di riforme, ma poi ci si lascia spazio per trattare... tanto spazio... troppo spazio...
Insomma, non sono così ottimista, sul futuro di questa proposta che, essendo stata presentata da Veltroni insieme col Prof. Salvatore Vassallo dell'Università di Bologna, è stata già da qualcuno ribattezzata "Vassallum".
Il sistema descritto da questa proposta dichiara come propri modelli ispiratori quello spagnolo e quello tedesco, perciò mi è venuto in mente, per spiegare come funziona, confrontare la Legge elettorale del Bundestag del 1956 con questo sistema.

1) Nel sistema tedesco gli elettori hanno due voti disponibili: Erststimme e Zweitstimme, il primo per eleggere un rappresentante nel proprio collegio uninominale e il secondo che verrà conteggiato su base federale (ma con un complesso sistema di ripartizione tra i Länder, secondo il sistema proporzionale. I due voti possono essere disgiunti.
1) Nel Vassallum gli elettori hanno solo un voto, ma con due valori distinti: da un lato il voto sarà contato per eleggere un rappresentante nel proprio collegio uninominale e il secondo che verrà conteggiato col sistema proporzionale non su base nazionale, ma in singole circoscrizioni che possono comprendere 6, 7 oppure 8 collegi uninominali.
2) Il numero dei seggi assegnati col sistema maggioritario è pari a metà del numero dei deputati. In Italia, l'art. 56 della Costituzione, però, fissa il numero preciso dei deputati in seicentrotrenta, senza possibili variazioni.
Il voto al maggioritario per un candidato è collegato ad una lista bloccata (tra l'altro graficamente posta sotto il candidato), perciò un voto maggioritario per il candidato locale del partito X al maggioritario sarà anche un voto al partito X al proporzionale nella circoscrizione a cui appartiene il collegio uninominale.
2) Il numero dei seggi assegnati col sistema maggioritario è pari a metà del numero dei deputati del Bundestag, che peraltro non è disciplinato a livello costituzionale (e questo è forse il motivo più semplice per cui il sistema in tedesco non può essere applicato integralmente in Italia per mezzo di una legge ordinaria), ma di cui è stabilito un "numero previsto" in base alla popolazione.
3) Al riparto proporzionale dei seggi partecipano tutti i partiti che hanno ottenuto almeno il 5% dei voti su base nazionale.
3) Al riparto proporzionale dei seggi partecipano tutti i partiti, senza sbarramenti rilevanti, perché il riparto stesso è compiuto non a livello nazionale, ma di circoscrizioni, che assegneranno soltanto 12, 14 o 16 seggi, dando meno possibilità ai partiti piccoli di entrare in Parlamento.
4) Il numero dei seggi assegnati col sistema proporzionale è uguale al "numero previsto" di tutti i deputati del Bundestag. A questo punto si ha già pressappoco un'idea della composizione del Bundestag, ma per ottenere la vera composizione dell'Assemblea bisogna ancora operare una sottrazione.
4) Anche col Vassallum si assegnano col sistema proporzionale tutti i seggi del Parlamento, e si deve dunque procedere ad una sottrazione, per determinare il numero definitivo dei deputati. A differenza del sistema tedesco, poi il Vassallum prevede un riparto proporzionale secondo il cosiddetto metodo D'Hondt.
5) Per questo si considerano tutte le liste che hanno ottenuto più del 5% delle preferenze col sistema proporzionale e più di 3 collegi uninominali, sottraendo i seggi ottenuti al maggioritario a quello ottenuto col sistema proporzionale.
Se una lista ha ottenuto più seggi al maggioritario di quanti le spetterebbero sol riparto proporzionale, li conserverà. Questi seggi in più, i cosiddetti Überhangmandate, saranno aggiunti al "numero previsto", dando così il numero e la composizione definitiva del Bundestag.
5) La sottrazione da operare, però, non avviene a livello nazionale, ma, come già dicevamo per il riparto proporzionale, a livello di circoscrizioni. Eventuali incongruenze tra il numero di seggi al maggioritario e di quelli al proporzionale vengono risolti eseguendo di nuovo la divisione proporzionale dei seggi (col metodo D'Hondt, si tratta semplicemente di selezionare meno seggi).
Il sistema, va detto, ha qualche pregio: cerca di inserire dei sistemi di limitazione alla frammentazione, riuscendo a non nominare mai parole come sbarramento, e riesce a conciliare in qualche modo sistemi noti per essere funzionali ed affidabili (il tedesco e lo spagnolo) con il nostro ordinamento.
D'altra parte, però, mi permetto di far notare una cosa che il sistema elettorale potrebbe e dovrebbe garantire: tutti i sistemi di limitazione della frammentazione dei partiti sono destinati all'insuccesso, se vengono aggirati dai partiti stessi, per mezzo di coalizioni. Una coalizione, in virtù dell'accordo elettorale che ne sta alla base, può organizzarsi per sfuggire alle regole di limitazione del sistema elettorale, permettendo anche a partiti molto piccoli di entrare alla Camera (col Mattarellum si applicò per esempio il sistema della desistenza, di cui wikipedia fornisce una spiegazione che secondo me non rende pienamente conto dei suoi effetti negativi).
Il vero problema, dunque, sono proprio le coalizioni predefinite che parte del nostro mondo politico vorrebbe conservare, per puntare ad un bipolarismo, senza pensare che queste coalizioni, permettendo a partiti piccoli di entrare in Parlamento, minano il tanto decantato bipolarismo prima che nasca davvero.
L'immagine viene da Wikipedia, ed è sottoposta alle condizioni dei file di Wikipedia.
Insomma, non sono così ottimista, sul futuro di questa proposta che, essendo stata presentata da Veltroni insieme col Prof. Salvatore Vassallo dell'Università di Bologna, è stata già da qualcuno ribattezzata "Vassallum".
Il sistema descritto da questa proposta dichiara come propri modelli ispiratori quello spagnolo e quello tedesco, perciò mi è venuto in mente, per spiegare come funziona, confrontare la Legge elettorale del Bundestag del 1956 con questo sistema.

1) Nel sistema tedesco gli elettori hanno due voti disponibili: Erststimme e Zweitstimme, il primo per eleggere un rappresentante nel proprio collegio uninominale e il secondo che verrà conteggiato su base federale (ma con un complesso sistema di ripartizione tra i Länder, secondo il sistema proporzionale. I due voti possono essere disgiunti.
1) Nel Vassallum gli elettori hanno solo un voto, ma con due valori distinti: da un lato il voto sarà contato per eleggere un rappresentante nel proprio collegio uninominale e il secondo che verrà conteggiato col sistema proporzionale non su base nazionale, ma in singole circoscrizioni che possono comprendere 6, 7 oppure 8 collegi uninominali.
2) Il numero dei seggi assegnati col sistema maggioritario è pari a metà del numero dei deputati. In Italia, l'art. 56 della Costituzione, però, fissa il numero preciso dei deputati in seicentrotrenta, senza possibili variazioni.
Il voto al maggioritario per un candidato è collegato ad una lista bloccata (tra l'altro graficamente posta sotto il candidato), perciò un voto maggioritario per il candidato locale del partito X al maggioritario sarà anche un voto al partito X al proporzionale nella circoscrizione a cui appartiene il collegio uninominale.
2) Il numero dei seggi assegnati col sistema maggioritario è pari a metà del numero dei deputati del Bundestag, che peraltro non è disciplinato a livello costituzionale (e questo è forse il motivo più semplice per cui il sistema in tedesco non può essere applicato integralmente in Italia per mezzo di una legge ordinaria), ma di cui è stabilito un "numero previsto" in base alla popolazione.
3) Al riparto proporzionale dei seggi partecipano tutti i partiti che hanno ottenuto almeno il 5% dei voti su base nazionale.
3) Al riparto proporzionale dei seggi partecipano tutti i partiti, senza sbarramenti rilevanti, perché il riparto stesso è compiuto non a livello nazionale, ma di circoscrizioni, che assegneranno soltanto 12, 14 o 16 seggi, dando meno possibilità ai partiti piccoli di entrare in Parlamento.
4) Il numero dei seggi assegnati col sistema proporzionale è uguale al "numero previsto" di tutti i deputati del Bundestag. A questo punto si ha già pressappoco un'idea della composizione del Bundestag, ma per ottenere la vera composizione dell'Assemblea bisogna ancora operare una sottrazione.
4) Anche col Vassallum si assegnano col sistema proporzionale tutti i seggi del Parlamento, e si deve dunque procedere ad una sottrazione, per determinare il numero definitivo dei deputati. A differenza del sistema tedesco, poi il Vassallum prevede un riparto proporzionale secondo il cosiddetto metodo D'Hondt.
5) Per questo si considerano tutte le liste che hanno ottenuto più del 5% delle preferenze col sistema proporzionale e più di 3 collegi uninominali, sottraendo i seggi ottenuti al maggioritario a quello ottenuto col sistema proporzionale.
Se una lista ha ottenuto più seggi al maggioritario di quanti le spetterebbero sol riparto proporzionale, li conserverà. Questi seggi in più, i cosiddetti Überhangmandate, saranno aggiunti al "numero previsto", dando così il numero e la composizione definitiva del Bundestag.
5) La sottrazione da operare, però, non avviene a livello nazionale, ma, come già dicevamo per il riparto proporzionale, a livello di circoscrizioni. Eventuali incongruenze tra il numero di seggi al maggioritario e di quelli al proporzionale vengono risolti eseguendo di nuovo la divisione proporzionale dei seggi (col metodo D'Hondt, si tratta semplicemente di selezionare meno seggi).
Il sistema, va detto, ha qualche pregio: cerca di inserire dei sistemi di limitazione alla frammentazione, riuscendo a non nominare mai parole come sbarramento, e riesce a conciliare in qualche modo sistemi noti per essere funzionali ed affidabili (il tedesco e lo spagnolo) con il nostro ordinamento.
D'altra parte, però, mi permetto di far notare una cosa che il sistema elettorale potrebbe e dovrebbe garantire: tutti i sistemi di limitazione della frammentazione dei partiti sono destinati all'insuccesso, se vengono aggirati dai partiti stessi, per mezzo di coalizioni. Una coalizione, in virtù dell'accordo elettorale che ne sta alla base, può organizzarsi per sfuggire alle regole di limitazione del sistema elettorale, permettendo anche a partiti molto piccoli di entrare alla Camera (col Mattarellum si applicò per esempio il sistema della desistenza, di cui wikipedia fornisce una spiegazione che secondo me non rende pienamente conto dei suoi effetti negativi).
Il vero problema, dunque, sono proprio le coalizioni predefinite che parte del nostro mondo politico vorrebbe conservare, per puntare ad un bipolarismo, senza pensare che queste coalizioni, permettendo a partiti piccoli di entrare in Parlamento, minano il tanto decantato bipolarismo prima che nasca davvero.
L'immagine viene da Wikipedia, ed è sottoposta alle condizioni dei file di Wikipedia.
venerdì 30 novembre 2007
Selbstentlaternung*
Piccola premessa:
- è tollerabile rimorchiarmi con l'aiuto dei racconti dell'erasmus (e della Sagres), anzi, in certi momenti è pure ben accetto;
- è comprensibile un po' di silenzio, del resto è questione di carattere, molto spesso;
- è meno simpatico comportarsi in modo ambiguo, non facendomi capire le proprie intenzioni;
- è poco elegante mettersi con qualcun altro, lasciando che io lo venga a sapere per vie traverse
ah, sì, dimenticavo:
- è addirittura irritante spuntare di continuo sulla mia strada, dopo tutto ciò, e continuare a rimanere in silenzio: sag doch was!
Ieri c'è stata la "Giornata internazionale dell'Università di Costanza", e ovviamente tutti gli studenti erasmus sono stati coinvolti nell'organizzazione delle attività della mattinata e del primo pomeriggio. Compresi noi italiani, che abbiamo marinato clamorosamente l'incontro organizzativo. Compresi gli spagnoli, che ancor più clamorosamente non si sono proprio fatti vedere all'università almeno fino a mezzodì.
L'Ufficio Erasmus c'ha promesso una settimana fa più o meno tutto il materiale necessario, un tavolo, e un ingresso alla festa erasmus di ieri sera.
Il tutto in cambio di una nostra collaborazione per organizzare la giorata di festeggiamenti per il ventesimo anniversario del programma erasmus, collaborazione per cui ci è richiesta la semplice presenza al nostro bravo banchetto e i nostri preziosi-consigli-di-gente-che-ha-studiato-là per coloro che volessero («Pazzi, pazzi!» dissero di loro) venire in Italia per un paio di semestri.
Problema uno: il materiale quasi non c'è. Le uniche università di cui c'è stato dato qualche opuscolo sono La Sapienza (mi sta bene), l'Università di Padova (e in fondo mi sta anche bene), l'Istituto Italiano di Firenze (passa per il rotto della cuffia), l'Università di Urbino (eh?) e l'Università della Calabria.
L'Università della Calabria?
Non c'è materiale dell'Università di Bologna, niente dalla Ca' Foscari, niente dalle università di Milano, niente da Pavia, niente dall'Aquila.
Problema due: il posto riservato all'Italia è pressoché inesistente.
Arrivo al luogo convenuto per cominciare il mio turno al tavolo con la Fede. Prima vedo lei. Poi vedo il tavolo davanti a lei.
E non c'è la bandiera italiana, ma quella portoghese.
Problema tre: nonostante la mia proverbiale lentezza a giungere alle conclusioni dei ragionamenti, in quel momento ci metto abbastanza poco per realizzare cosa non vada, allargare il campo visivo e vedere quello che per me sarebbe meglio non vedere: il Lampione che, nella sua classica posa alla "sono qui per puro caso e non ho niente a che fare col mondo circostante", staziona dietro al tavolo, che ci toccherà usare assieme.
Cioè, il tavolo è diviso in modo che all'Italia sia riservato un terzo circa della superficie, ma vabbe', vedi problema due.
Due ore di vicinanza pressoché continua.
Due ore di silenzio quasi assoluto, pure piuttosto imbarazzato.
Poi pranzo in mensa -finalmente!- faccio la mia fila (non lo vedo), prendo il mio vassoio (non lo incontro), mi faccio il mio bravo pranzo (non lo incrocio), vado a pagare. È lì. Davanti alla cassa.
Silenzio.
Vado a mangiare, va': non mi va di restare a fare quattro chiacchiere, sinceramente.
Dopo mangiato, vado a salutare le ragazze al banco (non lo incrocio sulle scale), faccio per salutare Kle, allontanandomi, ma vedo che lei fa una faccia un po' strana.
Mi giro, e me lo ritrovo lì: a momenti ci si butta a terra a vicenda, da quanto è vicino (ovviamente di spalle) (ovviamente in silenzio).
Risultato: passo metà del pomeriggio a leggere del Vassallum e a mangiare biscotti speziati. L'altra metà con Kle a bere tè e a parlare della sfiga che ci si accanisce addosso.
La sera le forze per partecipare ad una festa erasmus organizzata -tra gli altri- anche dal Lampione (per la serie: figurati se non lo incrocio lì), sinceramente mi mancano.
*. "Selbstentlaternung" è un'invenzione congiunta: l'italiano "delampionizzarsi" è stato inventato da Mat/Tia, la traduzione tedesca "sich entlaternen" e la sua sostantivizzazione "Selbstentlaternung" sono mie.
- è tollerabile rimorchiarmi con l'aiuto dei racconti dell'erasmus (e della Sagres), anzi, in certi momenti è pure ben accetto;
- è comprensibile un po' di silenzio, del resto è questione di carattere, molto spesso;
- è meno simpatico comportarsi in modo ambiguo, non facendomi capire le proprie intenzioni;
- è poco elegante mettersi con qualcun altro, lasciando che io lo venga a sapere per vie traverse
ah, sì, dimenticavo:
- è addirittura irritante spuntare di continuo sulla mia strada, dopo tutto ciò, e continuare a rimanere in silenzio: sag doch was!
Ieri c'è stata la "Giornata internazionale dell'Università di Costanza", e ovviamente tutti gli studenti erasmus sono stati coinvolti nell'organizzazione delle attività della mattinata e del primo pomeriggio. Compresi noi italiani, che abbiamo marinato clamorosamente l'incontro organizzativo. Compresi gli spagnoli, che ancor più clamorosamente non si sono proprio fatti vedere all'università almeno fino a mezzodì.
L'Ufficio Erasmus c'ha promesso una settimana fa più o meno tutto il materiale necessario, un tavolo, e un ingresso alla festa erasmus di ieri sera.
Il tutto in cambio di una nostra collaborazione per organizzare la giorata di festeggiamenti per il ventesimo anniversario del programma erasmus, collaborazione per cui ci è richiesta la semplice presenza al nostro bravo banchetto e i nostri preziosi-consigli-di-gente-che-ha-studiato-là per coloro che volessero («Pazzi, pazzi!» dissero di loro) venire in Italia per un paio di semestri.
Problema uno: il materiale quasi non c'è. Le uniche università di cui c'è stato dato qualche opuscolo sono La Sapienza (mi sta bene), l'Università di Padova (e in fondo mi sta anche bene), l'Istituto Italiano di Firenze (passa per il rotto della cuffia), l'Università di Urbino (eh?) e l'Università della Calabria.
L'Università della Calabria?
Non c'è materiale dell'Università di Bologna, niente dalla Ca' Foscari, niente dalle università di Milano, niente da Pavia, niente dall'Aquila.
Problema due: il posto riservato all'Italia è pressoché inesistente.
Arrivo al luogo convenuto per cominciare il mio turno al tavolo con la Fede. Prima vedo lei. Poi vedo il tavolo davanti a lei.
E non c'è la bandiera italiana, ma quella portoghese.
Problema tre: nonostante la mia proverbiale lentezza a giungere alle conclusioni dei ragionamenti, in quel momento ci metto abbastanza poco per realizzare cosa non vada, allargare il campo visivo e vedere quello che per me sarebbe meglio non vedere: il Lampione che, nella sua classica posa alla "sono qui per puro caso e non ho niente a che fare col mondo circostante", staziona dietro al tavolo, che ci toccherà usare assieme.
Cioè, il tavolo è diviso in modo che all'Italia sia riservato un terzo circa della superficie, ma vabbe', vedi problema due.
Due ore di vicinanza pressoché continua.
Due ore di silenzio quasi assoluto, pure piuttosto imbarazzato.
Poi pranzo in mensa -finalmente!- faccio la mia fila (non lo vedo), prendo il mio vassoio (non lo incontro), mi faccio il mio bravo pranzo (non lo incrocio), vado a pagare. È lì. Davanti alla cassa.
Silenzio.
Vado a mangiare, va': non mi va di restare a fare quattro chiacchiere, sinceramente.
Dopo mangiato, vado a salutare le ragazze al banco (non lo incrocio sulle scale), faccio per salutare Kle, allontanandomi, ma vedo che lei fa una faccia un po' strana.
Mi giro, e me lo ritrovo lì: a momenti ci si butta a terra a vicenda, da quanto è vicino (ovviamente di spalle) (ovviamente in silenzio).
Risultato: passo metà del pomeriggio a leggere del Vassallum e a mangiare biscotti speziati. L'altra metà con Kle a bere tè e a parlare della sfiga che ci si accanisce addosso.
La sera le forze per partecipare ad una festa erasmus organizzata -tra gli altri- anche dal Lampione (per la serie: figurati se non lo incrocio lì), sinceramente mi mancano.
*. "Selbstentlaternung" è un'invenzione congiunta: l'italiano "delampionizzarsi" è stato inventato da Mat/Tia, la traduzione tedesca "sich entlaternen" e la sua sostantivizzazione "Selbstentlaternung" sono mie.
martedì 27 novembre 2007
Adria', basta!
Interrompo la normale serie di amenità per lanciare un appello: fermiamo Celentano.
Ma è mai possibile che ogni volta che questo compare in televisione lo trattano come un guru?
In fondo cosa dirà poi di tanto particolare?
Beh, andiamolo a leggere, prendendo il resoconto che si può leggere su Repubblica...
«[...] primo sermone del Molleggiato sui rischi di nucleare, radiazioni e polveri sottili. Casini, Berlusconi, la destra e anche D'Alema che hanno il torto di sostenere "che oggi le centrali nucleari sarebbero più sicure, ma il rischio sono le scorie" [...].»
Beh, innanzitutto grazie per averci avvertito che le polveri sottili sono pericolose: stavo proprio per prendere l'abitudine di andare a fare jogging per le strade di Pechino (erano giorni di maggio... no, scusate, questa è un'altra cosa...)
E poi ancora 'sta storia del nucleare... basta! Non se ne può più! In tutto il resto del mondo occidentale si tengono le centrali nucleari, eppure evidentemente non si sono accorti del rischio delle scorie... «ma il rischio sono le scorie»... grazie, Adria', per fortuna ci sei tu che ci dici queste cose! Chissà dove le metteranno le scorie, i francesi, che non hanno la fortuna di ricevere i tuoi preziosi consigli via RaiUno... sotto i tappeti, forse... o forse in siti costruiti apposta, che potrebbero essere realizzati anche in Italia.
Vabbe', lasciamo perdere.
«"Ultrà, fate la rivoluzione". È la fine, il sermone più consistente. Celentano invoca una "vera rivoluzione", "le votazioni non servono, non cambiano niente se la gente non risorge da dentro".»
Cosa? Pochi giorni fa gli ultras tiravano sassi al commissariato di San Siro di Milano e la caserma di Via Guido Reni a Roma (e lì erano in più di 200)... e Celentano dice «fate la rivoluzione». Mi sembra di sognare.
«Agli "ultra" Celentano affida anche la moralizzazione dei costumi: "Obbligherete i politici a non commettere atti impuri" e Mastella "a una riflessione importante, a dire 'ho sbagliato a togliere l'indagine al magistrato che stava indagando su di me, lo rimetto al suo posto'"».
Interessante. Cosa c'era poi, in scaletta? Era previsto il racconto di una parabola, o si passava direttamente alla moltiplicazione di pani e pesci?
Non se ne può più!
Perché quest'uomo continua a comparire in televisione, a scaricarci dentro quello che gli passa per la testa cominciando dalle banalità, ma solo per poi gradualmente peggiorare?
E soprattutto perché ogni volta che 'sto qua passa da RaiUno, viene subito dato tanto spazio a quello che dice?
Sono costernato.
Ma è mai possibile che ogni volta che questo compare in televisione lo trattano come un guru?
In fondo cosa dirà poi di tanto particolare?
Beh, andiamolo a leggere, prendendo il resoconto che si può leggere su Repubblica...
«[...] primo sermone del Molleggiato sui rischi di nucleare, radiazioni e polveri sottili. Casini, Berlusconi, la destra e anche D'Alema che hanno il torto di sostenere "che oggi le centrali nucleari sarebbero più sicure, ma il rischio sono le scorie" [...].»
Beh, innanzitutto grazie per averci avvertito che le polveri sottili sono pericolose: stavo proprio per prendere l'abitudine di andare a fare jogging per le strade di Pechino (erano giorni di maggio... no, scusate, questa è un'altra cosa...)
E poi ancora 'sta storia del nucleare... basta! Non se ne può più! In tutto il resto del mondo occidentale si tengono le centrali nucleari, eppure evidentemente non si sono accorti del rischio delle scorie... «ma il rischio sono le scorie»... grazie, Adria', per fortuna ci sei tu che ci dici queste cose! Chissà dove le metteranno le scorie, i francesi, che non hanno la fortuna di ricevere i tuoi preziosi consigli via RaiUno... sotto i tappeti, forse... o forse in siti costruiti apposta, che potrebbero essere realizzati anche in Italia.
Vabbe', lasciamo perdere.
«"Ultrà, fate la rivoluzione". È la fine, il sermone più consistente. Celentano invoca una "vera rivoluzione", "le votazioni non servono, non cambiano niente se la gente non risorge da dentro".»
Cosa? Pochi giorni fa gli ultras tiravano sassi al commissariato di San Siro di Milano e la caserma di Via Guido Reni a Roma (e lì erano in più di 200)... e Celentano dice «fate la rivoluzione». Mi sembra di sognare.
«Agli "ultra" Celentano affida anche la moralizzazione dei costumi: "Obbligherete i politici a non commettere atti impuri" e Mastella "a una riflessione importante, a dire 'ho sbagliato a togliere l'indagine al magistrato che stava indagando su di me, lo rimetto al suo posto'"».
Interessante. Cosa c'era poi, in scaletta? Era previsto il racconto di una parabola, o si passava direttamente alla moltiplicazione di pani e pesci?
Non se ne può più!
Perché quest'uomo continua a comparire in televisione, a scaricarci dentro quello che gli passa per la testa cominciando dalle banalità, ma solo per poi gradualmente peggiorare?
E soprattutto perché ogni volta che 'sto qua passa da RaiUno, viene subito dato tanto spazio a quello che dice?
Sono costernato.
lunedì 26 novembre 2007
2° Post della domenica (anche se scritto di lunedì)
Mentre soffro per il raffreddore più spaventoso mai da me patito, vi regalo una nuova perla per cominciare bene la giornata, stavolta presa dall'ultimo libro della spassosissima "trilogia in cinque volumi" di Douglas Adams, libro che ho divorato per metà in un paio d'ore durante il viaggio...
Ci sono ancora domande sul perché adoro quest'autore?
- [...] È solo un insieme arbitrario di regole, come gli scacchi, il tennis e quello strano gioco che fate voi inglesi, come si chiama...
- Il cricket? L'autodisprezzo?
- La democrazia parlamentare. Semplicemente, le regole in qualche modo sono finite là.
Ci sono ancora domande sul perché adoro quest'autore?
domenica 25 novembre 2007
Dopo una festa colorata, una festa blu
Se vedo fuori dal finestrino la neve a pochi metri dall'ingresso del San Gottardo, sembra ancora più strano che meno di ventiquattro ore fa facevo irruzione nella festa di laurea di Elisa, a Bologna, cogliendo di sorpresa non poche persone.
La festa è andata benissimo: il posto era davvero bello, una galleria letteralmente a pochi metri dal cancello di casa della neodottoressa... e poi Frankenstein Junior proiettato su uno dei muri... Mancini in sottofondo... diversi invitati che si prendevano/passavano/sottraevano il boa di Elisa, il quale alla fine se li è con ogni probabilità girati tutti... me compreso, devo ammettere...
Piccola caratteristica di questa festa è che, per un qualche strano motivo, diversi convitati si sono organizzati -indipendetemente l'uno dall'altro- per vestirsi, se non proprio tutti di un colore, almeno di tonalità molto prossime tra loro, tra l'azzurro della cravatta di Paolino e il blu acceso del vestito di Elisa, tra la maglia del Decano e la giacca di Dave, tra la gonna della Paola e la giacc... la magl... i pant... ehm... no, ci rinuncio: non è che Alice si veste sempre e solo di blu, ma -più semplicemente- Alice è blu. Punto.
Senza contare poi, per inciso, lo zerbino azzurro all'ingresso (un ca-po-la-vo-ro, credetemi).
Sono gradite teorie che siano idonee a spiegare come mai in tanti abbiano sentito il bisogno di vestirsi più o meno dello stesso colore e, dato che questo è pur sempre il mio blog, più queste spiegazioni suoneranno assurde, meglio sarà.
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