Questo conciso post solo per ricordare ai lettori del blog che:
1) due Ministri della Repubblica, che immagino sedessero allo stesso tavolo in cui si approvava questo disgraziato ddL sull'editoria, hanno dichiarato di essere contrari (a titolo personale e in rappresentanza dei propri partiti) al testo nella stessa forma in cui esso è passato davanti ai loro occhi il 12 ottobre.
2) il Presidente della Repubblica ha, tra i propri poteri, quello di poter fermare questo ddL prima che arrivi in Parlamento.
«Il Presidente della Repubblica [...] Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.» (Art. 87 Cost.)
3) lo stesso Presidente della Repubblica può (una sola volta) rimandare una legge al Parlamento dopo che sia stata approvata, nel caso sia necessario, spiegando anche perché e dove questa legge "non funzioni".
«[1] Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. [2] Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata» (Art. 74 Cost.)
sabato 20 ottobre 2007
La formula magica
Domani è il gran giorno: più o meno due milioni di Svizzeri andranno al voto (l'affluenza è sempre stata bassina).
Poi, il mistero.
Nel senso che gli Svizzeri non sono sicuri di come sarà il Consiglio Federale eletto dal Parlamento dopo queste elezioni, e questo perché dal 2003 non vale più la "formula magica".
Questa formula è stata la regola di composizione del Consiglio Federale dal 1959, e si basava sull'idea di fondo di costituire un governo con la partecipazione di tutti i maggiori partiti, di maggioranza e d'opposizione.
Perciò, per 44 anni, al governo hanno sempre partecipato due socialisti, due popolari, due liberali-radicali e un conservatore. E si consideri che prima i liberali ci sono sempre stati dentro, addirittura monopolizzando il Consiglio dal 1848 al 1891.
Non male, eh? Manco la DC...
Dal 2003, però, le destre hanno portato ad un superamento di tutte le regole del sistema, prendendosi un seggio in più, a scapito di una Consigliera che non venne rieletta.
Non succedeva dal 1872, ed è questo che agita un po' la politica svizzera in questo momento, tutti questi cambiamenti in un sistema che funziona da così tanto tempo, e tutti assieme...
Beh, se ne riparlerà lunedì, numeri alla mano...
Poi, il mistero.
Nel senso che gli Svizzeri non sono sicuri di come sarà il Consiglio Federale eletto dal Parlamento dopo queste elezioni, e questo perché dal 2003 non vale più la "formula magica".
Questa formula è stata la regola di composizione del Consiglio Federale dal 1959, e si basava sull'idea di fondo di costituire un governo con la partecipazione di tutti i maggiori partiti, di maggioranza e d'opposizione.
Perciò, per 44 anni, al governo hanno sempre partecipato due socialisti, due popolari, due liberali-radicali e un conservatore. E si consideri che prima i liberali ci sono sempre stati dentro, addirittura monopolizzando il Consiglio dal 1848 al 1891.
Non male, eh? Manco la DC...
Dal 2003, però, le destre hanno portato ad un superamento di tutte le regole del sistema, prendendosi un seggio in più, a scapito di una Consigliera che non venne rieletta.
Non succedeva dal 1872, ed è questo che agita un po' la politica svizzera in questo momento, tutti questi cambiamenti in un sistema che funziona da così tanto tempo, e tutti assieme...
Beh, se ne riparlerà lunedì, numeri alla mano...
venerdì 19 ottobre 2007
Attenzione, attenzione!
Interrompo il flusso delle fregnacce per segnalare una cosa abbastanza seria, trovata sul blog di Beppe Grillo.
Chi mi conosce sa che prendo di solito queste iniziative un po' con le molle, ma stavolta potremmo trovarci davanti ad una cosa davvero seria.
È stato presentato un disegno di legge, approvato in Consiglio dei Ministri il 12 ottobre 2007.
Il testo ha come titolo: "Nuova disciplina dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale".
Spiego velocemente un paio di cose: la prima parte del titolo dice che questa legge andrà a riscrivere le norme che disciplinano l'editoria mentre la seconda parte dice che, a seguito di questa legge, il Governo avrà un certo lasso di tempo per scrivere un regolamento su una determinata disciplina, invece di aspettare una legge del Parlamento.
Tutto normale, tutto assolutamente normale, fin qui.
Ora però leggo il testo del ddL, messo a disposizione di tutti in rete, sempre da Grillo (il post con la sua spiegazione e il link al testo lo trovate qui).
L'articolo 1 dice piuttosto amichevolmente che questa legge avrà «per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell’informazione affermato dall’articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati.». Bello, eh? Molto ben scritto, non c'è che dire.
Ora però leggiamo a cosa verrebbe applicato questo ddL, una volta diventato una vera e propria legge dello Stato, cosa che troviamo scritta all'articolo 2: «Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.»
Notate qualcosa?
Non c'è alcun riferimento alla stampa, al contrario di quanto accade negli articoli seguenti, dove si parla tra l'altro di un "Fondo per l'editoria periodica".
Dunque s'intende davvero qualsiasi "prodotto editoriale" e per di più, per espressa previsione del testo appena citato, «quali che siano la forma [...] e il mezzo con il quale esso viene diffuso»
Dunque anche internet, compresi anche quei siti che non sono certo riconoscibili come giornali online, ma sono soltanto siti qualunque, pagine che possono essere messe in rete per qualsiasi motivo... e perciò pure i blog.
Ora certamente capite anche voi perché questa faccenda è piuttosto seria, e soprattutto a noi vicina.
Secondo gli articoli 5 e 6 di questo ddL, poi, tutti coloro che svolgono «anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative» un'attività editoriale (cosa che abbiamo letto prima poter essere estesa anche all'apertura e l'aggiornamento di un blog), devono iscriversi al ROC.
Il ROC è il Registro degli Operatori della Comunicazione, "inventato" dalla legge del 31 luglio 1997 n.249 e diretto originariamente soltanto a «i soggetti destinatari di concessione ovvero di autorizzazione [...], le imprese concessionarie di pubblicita' da trasmettere mediante impianti radiofonici o televisivi o [...] su giornali quotidiani o periodici, le imprese di produzione e distribuzione dei programmi [...], nonche' le imprese editrici di giornali [...] e le agenzie di stampa [...] nonche' le imprese fornitrici di servizi telematici e di telecomunicazioni ivi compresa l'editoria elettronica e digitale» (come si può leggere all'art. 1, comma 6, lettera a, numero 5 della stessa L 249/97) .
Con l'estensione voluta da questo ddL verremmo tutti parificati a questi soggetti.
Il che ci porta al motivo, alla ratio di questo provvedimento, spiegata all'articolo 7: «[1] L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa. [2] Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.»
Cioè si estende la cosiddetta "responsabilità per omesso controllo su contenuti diffamatori", che è tipica degli editori di giornali ed è disciplinata dagli articoli 57 e 57bis del Codice Penale, a tutti coloro che vorranno scrivere qualcosa su internet.
Ecco il rovescio della medaglia di questa parificazione.
Dopo tutta 'sta pappardella giuridica (lo so, è un po' pesante), veniamo all'interrogativo più importante: se chi usa internet per diffamare qualcuno può essere già perseguito per il reato di diffamazione (art. 595 CP), perché mai si dovrebbe trattare chiunque scriva su internet come un editore e farlo per forza registrare in questo ROC?
Semplice: perché la tutela contro la diffamazione, giustamente, può essere messa in atto solo dopo l'avvenuta offesa all'altrui reputazione, mentre questo ddL mira a introdurre un passaggio legale che si frapponga tra ogni cittadino e il suo diritto di esprimere il proprio pensiero su internet.
Una sorta di autorizzazione.
Se passa questa legge, sono molto tentato di non tornare da questo erasmus.
Chi mi conosce sa che prendo di solito queste iniziative un po' con le molle, ma stavolta potremmo trovarci davanti ad una cosa davvero seria.
È stato presentato un disegno di legge, approvato in Consiglio dei Ministri il 12 ottobre 2007.
Il testo ha come titolo: "Nuova disciplina dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale".
Spiego velocemente un paio di cose: la prima parte del titolo dice che questa legge andrà a riscrivere le norme che disciplinano l'editoria mentre la seconda parte dice che, a seguito di questa legge, il Governo avrà un certo lasso di tempo per scrivere un regolamento su una determinata disciplina, invece di aspettare una legge del Parlamento.
Tutto normale, tutto assolutamente normale, fin qui.
Ora però leggo il testo del ddL, messo a disposizione di tutti in rete, sempre da Grillo (il post con la sua spiegazione e il link al testo lo trovate qui).
L'articolo 1 dice piuttosto amichevolmente che questa legge avrà «per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell’informazione affermato dall’articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati.». Bello, eh? Molto ben scritto, non c'è che dire.
Ora però leggiamo a cosa verrebbe applicato questo ddL, una volta diventato una vera e propria legge dello Stato, cosa che troviamo scritta all'articolo 2: «Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.»
Notate qualcosa?
Non c'è alcun riferimento alla stampa, al contrario di quanto accade negli articoli seguenti, dove si parla tra l'altro di un "Fondo per l'editoria periodica".
Dunque s'intende davvero qualsiasi "prodotto editoriale" e per di più, per espressa previsione del testo appena citato, «quali che siano la forma [...] e il mezzo con il quale esso viene diffuso»
Dunque anche internet, compresi anche quei siti che non sono certo riconoscibili come giornali online, ma sono soltanto siti qualunque, pagine che possono essere messe in rete per qualsiasi motivo... e perciò pure i blog.
Ora certamente capite anche voi perché questa faccenda è piuttosto seria, e soprattutto a noi vicina.
Secondo gli articoli 5 e 6 di questo ddL, poi, tutti coloro che svolgono «anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative» un'attività editoriale (cosa che abbiamo letto prima poter essere estesa anche all'apertura e l'aggiornamento di un blog), devono iscriversi al ROC.
Il ROC è il Registro degli Operatori della Comunicazione, "inventato" dalla legge del 31 luglio 1997 n.249 e diretto originariamente soltanto a «i soggetti destinatari di concessione ovvero di autorizzazione [...], le imprese concessionarie di pubblicita' da trasmettere mediante impianti radiofonici o televisivi o [...] su giornali quotidiani o periodici, le imprese di produzione e distribuzione dei programmi [...], nonche' le imprese editrici di giornali [...] e le agenzie di stampa [...] nonche' le imprese fornitrici di servizi telematici e di telecomunicazioni ivi compresa l'editoria elettronica e digitale» (come si può leggere all'art. 1, comma 6, lettera a, numero 5 della stessa L 249/97) .
Con l'estensione voluta da questo ddL verremmo tutti parificati a questi soggetti.
Il che ci porta al motivo, alla ratio di questo provvedimento, spiegata all'articolo 7: «[1] L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa. [2] Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.»
Cioè si estende la cosiddetta "responsabilità per omesso controllo su contenuti diffamatori", che è tipica degli editori di giornali ed è disciplinata dagli articoli 57 e 57bis del Codice Penale, a tutti coloro che vorranno scrivere qualcosa su internet.
Ecco il rovescio della medaglia di questa parificazione.
Dopo tutta 'sta pappardella giuridica (lo so, è un po' pesante), veniamo all'interrogativo più importante: se chi usa internet per diffamare qualcuno può essere già perseguito per il reato di diffamazione (art. 595 CP), perché mai si dovrebbe trattare chiunque scriva su internet come un editore e farlo per forza registrare in questo ROC?
Semplice: perché la tutela contro la diffamazione, giustamente, può essere messa in atto solo dopo l'avvenuta offesa all'altrui reputazione, mentre questo ddL mira a introdurre un passaggio legale che si frapponga tra ogni cittadino e il suo diritto di esprimere il proprio pensiero su internet.
Una sorta di autorizzazione.
Se passa questa legge, sono molto tentato di non tornare da questo erasmus.
giovedì 18 ottobre 2007
Cerco gli omini verdi. Cerco gli omini crucchi.
Ieri sera c'è stata una specie di festa delle matricole, che mi dicono essere un must, nell'anno accademico. Cosa curiosa è che la festa è... dentro l'università. Se provassero a farlo a Giurisprudenza a Bologna, Palazzo Malvezzi crollerebbe nella prima mezz'ora per il numero -e il peso complessivo- degli invitati.
Arriviamo alle 21, giusto in tempo per l'happy hour (sì, siamo alcolizzati), ma l'università è ancora vuota o quasi. Con orrore ci rendiamo conto che quest'orario è lo stesso scelto dagli studenti meno socievoli per attaccare pezze epocali. Impressionante un francese che in tutta la serata ha cambiato DUE interlocutori, senza quasi mai smettere di parlare.
Dopo le undici, improvvisamente arriva la carica degli altri studenti, e l'univeristà si trasforma in una specie di enorme intrico di arti che si agita, parte in pista a dimenarsi, parte al bancone a scannarsi per una birra.
Una serata divertente, in fondo. C'era anche l'Anglolussemburghese che -a sentire le ragazze- doveva essere quasi sicuramente gay. Ovviamente, nella soluzione l'enigma sono stato coinvolto pure io. Oddio, non che mi prendesse tanto male, come esperimento, ma -come pensavo da quando l'avevo conosciuto, il secondo o terzo giorno d'erasmus- non c'è trippa per gatti. Pazienza. Almeno, per fortuna, ho scoperto che il suo amico biondo non è tornato in Romania come sembrava in un primo momento... slurp!
Alla fine, io e le ragazze torniamo verso l'ingresso, per rirpendere l'autobus, ma nel tragitto, tra tutto il casino, ci perdiamo. Appena uscito, mi rendo conto che non sono lì, che non le vedo e quindi torno dentro per cercarle e, già che ci sono, per riprendere la giacca.
Torno fuori in ritardo sull'orario dell'autobus, ed esattamente come prima non ci sono. Immagino che siano partite, e perciò mi metto ad aspettare il seguente, intrattenendomi in conversazione col Vaso, mio prossimo compagno di corso di tedesco (per l'identità del Vaso, rimando al blog di Beatrice). Quand'ecco che arriva... LEI. La Russa. Aiuto! Questa comincerà a pedinarmi! Salvatemi!
Alla fine arriva l'autobus e, dopo un'allucinante crociera attraverso la città resa non proprio ospitale dalla pioggia, con un grassone ubriaco fradicio che mi schiacciava sul muro urlando di tanto in tanto all'autista quand'è che si fermava all'imbarco dei traghetti, finalmente arrivo a casa.
E allora il titolo? Come mai ho scritto una roba del genere?
È presto detto: grazie alla lettura di un interessante libro di Stephen Webb sul paradosso di Fermi, ho deciso di mettere a disposizione le -limitate- risorse del mio pc per il SETI.
Per chi non lo sapesse, SETI è quel programma di ricerca di forme di vita extraterrestri a partire dalle emissioni radio che dovrebbero venire da loro emesse volontariamente o involontariamente. Dato che per tutto questo tempo non si è trovato niente nell'etere, si potrebbe pensare con scetticismo che non ci sia nessuno da ascoltare. Ma la mole di dati da elaborare è ENORME, e i computer che ci lavorano ci metterebbero ANNI, da soli. Perciò si è cominciato a diffondere su internet un programma che riceve i dati da analizzare, compie i dovuti calcoli sul tuo pc (sì! proprio sul tuo!) e li rimanda indietro.
Il link lo trovate ora nella colonna di destra del mio blog, sotto gli altri link.
Oltre a questo, ho trovato un'altra cosa molto carina su internet: StudiVZ, una comunità online di studenti (non necessariamente tedeschi, ma il sito è in tedesco, quindi di fatto... come dire...) in cui ho messo su un profilo... Mi dicono che è molto frequentata, perciò vediamo un po'...
Anche il link di StudiVZ è (e da ora in poi sarà) sotto la colonna dei link...
Arriviamo alle 21, giusto in tempo per l'happy hour (sì, siamo alcolizzati), ma l'università è ancora vuota o quasi. Con orrore ci rendiamo conto che quest'orario è lo stesso scelto dagli studenti meno socievoli per attaccare pezze epocali. Impressionante un francese che in tutta la serata ha cambiato DUE interlocutori, senza quasi mai smettere di parlare.
Dopo le undici, improvvisamente arriva la carica degli altri studenti, e l'univeristà si trasforma in una specie di enorme intrico di arti che si agita, parte in pista a dimenarsi, parte al bancone a scannarsi per una birra.
Una serata divertente, in fondo. C'era anche l'Anglolussemburghese che -a sentire le ragazze- doveva essere quasi sicuramente gay. Ovviamente, nella soluzione l'enigma sono stato coinvolto pure io. Oddio, non che mi prendesse tanto male, come esperimento, ma -come pensavo da quando l'avevo conosciuto, il secondo o terzo giorno d'erasmus- non c'è trippa per gatti. Pazienza. Almeno, per fortuna, ho scoperto che il suo amico biondo non è tornato in Romania come sembrava in un primo momento... slurp!
Alla fine, io e le ragazze torniamo verso l'ingresso, per rirpendere l'autobus, ma nel tragitto, tra tutto il casino, ci perdiamo. Appena uscito, mi rendo conto che non sono lì, che non le vedo e quindi torno dentro per cercarle e, già che ci sono, per riprendere la giacca.
Torno fuori in ritardo sull'orario dell'autobus, ed esattamente come prima non ci sono. Immagino che siano partite, e perciò mi metto ad aspettare il seguente, intrattenendomi in conversazione col Vaso, mio prossimo compagno di corso di tedesco (per l'identità del Vaso, rimando al blog di Beatrice). Quand'ecco che arriva... LEI. La Russa. Aiuto! Questa comincerà a pedinarmi! Salvatemi!
Alla fine arriva l'autobus e, dopo un'allucinante crociera attraverso la città resa non proprio ospitale dalla pioggia, con un grassone ubriaco fradicio che mi schiacciava sul muro urlando di tanto in tanto all'autista quand'è che si fermava all'imbarco dei traghetti, finalmente arrivo a casa.
E allora il titolo? Come mai ho scritto una roba del genere?
È presto detto: grazie alla lettura di un interessante libro di Stephen Webb sul paradosso di Fermi, ho deciso di mettere a disposizione le -limitate- risorse del mio pc per il SETI.
Per chi non lo sapesse, SETI è quel programma di ricerca di forme di vita extraterrestri a partire dalle emissioni radio che dovrebbero venire da loro emesse volontariamente o involontariamente. Dato che per tutto questo tempo non si è trovato niente nell'etere, si potrebbe pensare con scetticismo che non ci sia nessuno da ascoltare. Ma la mole di dati da elaborare è ENORME, e i computer che ci lavorano ci metterebbero ANNI, da soli. Perciò si è cominciato a diffondere su internet un programma che riceve i dati da analizzare, compie i dovuti calcoli sul tuo pc (sì! proprio sul tuo!) e li rimanda indietro.
Il link lo trovate ora nella colonna di destra del mio blog, sotto gli altri link.
Oltre a questo, ho trovato un'altra cosa molto carina su internet: StudiVZ, una comunità online di studenti (non necessariamente tedeschi, ma il sito è in tedesco, quindi di fatto... come dire...) in cui ho messo su un profilo... Mi dicono che è molto frequentata, perciò vediamo un po'...
Anche il link di StudiVZ è (e da ora in poi sarà) sotto la colonna dei link...
Il giorno dopo.
Ora vi sarete chiesti «quando e soprattutto se riescono a fare queste elezioni (e a non impazzire nel frattempo), poi, che fanno?»
A quel punto, camera alta e camera bassa si riuniscono e insieme eleggono il Consiglio Federale, che è assieme Governo e Capo dell Stato collegiale, e questo perché la Svizzera è un sistema direttoriale: la gente elegge il Parlamento, il Parlamento elegge il Governo.
I Consiglieri Federali sono quindi i soli sette ministri del Governo Federale e ogni anno uno di loro viene eletto (sempre dal Parlamento) Presidente, carica che non vuol dire molto (Presidente sì, ma sempre primus inter pares).
Teoricamente, il loro incarico però durerebbe solo quattro anni, e ogni quattro anni in effetti vengono tenute di nuovo le elezioni per il Consiglio Federale, ma...
Ma in realtà avviene che, di solito, un Consigliere Federale che si ricandidi per prassi venga rieletto finché si ricandida, così in media un Consigliere rimane in carica circa 10 anni. E dato che i Consiglieri sono 7, la carica di Presidente è assunta a rotazione da ogni Consigliere, dopo che sono stati eletti alla Presidenza tutti i Consiglieri eletti prima di lui. Essere complicati anche nelle piccole cose. Questo è stile.
Non mancano poi i record di longevità: Karl Schenk restò in carica una bella trentina d'anni dal 1863 al 1893, Giuseppe Motta fu eletto prima che affondasse il Titanic e se ne andò mentre era già cominciata la Seconda Guerra Mondiale, Philipp Etter durò ben 25 anni, e così via...
A quel punto, camera alta e camera bassa si riuniscono e insieme eleggono il Consiglio Federale, che è assieme Governo e Capo dell Stato collegiale, e questo perché la Svizzera è un sistema direttoriale: la gente elegge il Parlamento, il Parlamento elegge il Governo.
I Consiglieri Federali sono quindi i soli sette ministri del Governo Federale e ogni anno uno di loro viene eletto (sempre dal Parlamento) Presidente, carica che non vuol dire molto (Presidente sì, ma sempre primus inter pares).
Teoricamente, il loro incarico però durerebbe solo quattro anni, e ogni quattro anni in effetti vengono tenute di nuovo le elezioni per il Consiglio Federale, ma...
Ma in realtà avviene che, di solito, un Consigliere Federale che si ricandidi per prassi venga rieletto finché si ricandida, così in media un Consigliere rimane in carica circa 10 anni. E dato che i Consiglieri sono 7, la carica di Presidente è assunta a rotazione da ogni Consigliere, dopo che sono stati eletti alla Presidenza tutti i Consiglieri eletti prima di lui. Essere complicati anche nelle piccole cose. Questo è stile.
Non mancano poi i record di longevità: Karl Schenk restò in carica una bella trentina d'anni dal 1863 al 1893, Giuseppe Motta fu eletto prima che affondasse il Titanic e se ne andò mentre era già cominciata la Seconda Guerra Mondiale, Philipp Etter durò ben 25 anni, e così via...
mercoledì 17 ottobre 2007
Zafar L'Uzbeco Gigante e il Cinese Invisibile
Oggi, per integrare il post di Beatrice sui personaggi dell'erasmus, mi sento in dovere di raccontare di due soggetti particolari che abbiamo scoperto negli ultimi giorni...
Prima di tutti c'è Zafar, l'Uzbeco Gigante. Non è particolarmente strano. Non fa cose strane. Non ha abitudini strane, anzi, è molto gentile, affabile, tranquillo... E allora perché ne parliamo?
Perché questo tizio, venuto direttamente dalle steppe, rasenta i due metri di statura. E la sua altezza salta ancora più all'occhio grazie alla valigetta che si porta dietro.
Microscopica.
Avete presente un foglio A5? Non ci starebbe dentro.
È una figura troppo divertente...
E poi c'è il Cinese Invisibile. Vederlo girare per la facoltà tutto contento è un piacere, ma non rivolgetegli la parola. Subito, il povero malcapitato si spaventerà a morte e si paralizzerà lì dove si trova, con un'espressione di puro sgomento sul viso...
Poi, dopo qualche istante, vi fornirà il migliore dei suoi sorrisi, regalandovi uno «Ja...» decisamente poco convinto. A prima vista si direbbe che il poveretto non capisce il tedesco, ma dopo lunga osservazione, si capisce che 'sto tizio il tedesco lo parla, e lo capisce pure senza problemi. Mah.
Altra cosa particolare è che sono ormai convinto che questo signore possa rendersi invisibile a piacimento.
Me ne sono reso conto quando ho dovuto fare il colloquio di piazzamento nel corso di lingua.
Entro nella sala, la porta d'ingresso è alle mie spalle.
Parlo amabilmente coll'esaminatore, e per il resto non sento nulla: ci siamo solo io e l'esaminatore, e parliamo. Pure a bassa voce.
Finito il colloquio, mi alzo, mi giro ed esco, senza incontrare nessuno sul tragitto.
Esco dala porta e chiamo il prossimo, ma il prossimo in questione (un erasmus svedese) mi dice che è già entrato qualcuno, il cinese, per la precisione.
Ovviamente gli rispondo che è impossibile: non l'ho visto entrando, non l'ho visto uscendo, non si è sentito entrare nessuno, perciò non PUÒ esserci nessuno.
Poco convinto, lo svedese entra nella stanza... ed esce subito dopo dicendo: «Come sarebbe "non l'hai visto"? Eccolo lì!» e, nel dirlo, apre un poco di più la porta per farmi vedere...
Non posso crederci.
È lì seduto.
Non ho la minima idea di come ci sia riuscito. Anzi sì: è il Cinese Invisibile. Brrrrrr...
Prima di tutti c'è Zafar, l'Uzbeco Gigante. Non è particolarmente strano. Non fa cose strane. Non ha abitudini strane, anzi, è molto gentile, affabile, tranquillo... E allora perché ne parliamo?
Perché questo tizio, venuto direttamente dalle steppe, rasenta i due metri di statura. E la sua altezza salta ancora più all'occhio grazie alla valigetta che si porta dietro.
Microscopica.
Avete presente un foglio A5? Non ci starebbe dentro.
È una figura troppo divertente...
E poi c'è il Cinese Invisibile. Vederlo girare per la facoltà tutto contento è un piacere, ma non rivolgetegli la parola. Subito, il povero malcapitato si spaventerà a morte e si paralizzerà lì dove si trova, con un'espressione di puro sgomento sul viso...
Poi, dopo qualche istante, vi fornirà il migliore dei suoi sorrisi, regalandovi uno «Ja...» decisamente poco convinto. A prima vista si direbbe che il poveretto non capisce il tedesco, ma dopo lunga osservazione, si capisce che 'sto tizio il tedesco lo parla, e lo capisce pure senza problemi. Mah.
Altra cosa particolare è che sono ormai convinto che questo signore possa rendersi invisibile a piacimento.
Me ne sono reso conto quando ho dovuto fare il colloquio di piazzamento nel corso di lingua.
Entro nella sala, la porta d'ingresso è alle mie spalle.
Parlo amabilmente coll'esaminatore, e per il resto non sento nulla: ci siamo solo io e l'esaminatore, e parliamo. Pure a bassa voce.
Finito il colloquio, mi alzo, mi giro ed esco, senza incontrare nessuno sul tragitto.
Esco dala porta e chiamo il prossimo, ma il prossimo in questione (un erasmus svedese) mi dice che è già entrato qualcuno, il cinese, per la precisione.
Ovviamente gli rispondo che è impossibile: non l'ho visto entrando, non l'ho visto uscendo, non si è sentito entrare nessuno, perciò non PUÒ esserci nessuno.
Poco convinto, lo svedese entra nella stanza... ed esce subito dopo dicendo: «Come sarebbe "non l'hai visto"? Eccolo lì!» e, nel dirlo, apre un poco di più la porta per farmi vedere...
Non posso crederci.
È lì seduto.
Non ho la minima idea di come ci sia riuscito. Anzi sì: è il Cinese Invisibile. Brrrrrr...
Tenetevi forte.
Oggi scriverò della legge elettorale svizzera. Auguri.
Cioè, non è che sia difficile, è solo che non ci si capisce una mazza.
Cominciamo innanzitutto col dire che la legge elettorale della camera bassa rispecchia, come tutto il resto, la mentalità svizzera: se non abbiamo una lingua unica in comune, possiamo forse votare per il Consiglio Nazionale tutti assieme? Per carità! Si vota ovviamente per Cantone.
Ognuno ha il suo numero di deputati, a seconda della popolazione, e vota solo per quelli. Per esempio, Basilea Città, il mio Cantone, ha 5 Consiglieri Nazionali, e vota solo per quei 5.
Il sistema è (o almeno dovrebbe essere) un proporzionale puro a preferenza multipla: in mano ti danno una serie di schede, una per lista, ognuna collegata con un partito, che ha dentro già stampati tutti i nomi dei suoi candidati (nel mio caso 5). Puoi votare una delle liste che ti danno, o anche votarla modificata, cancellando il nome di un candidato e mettendo quello di un altro, anche se quest'altro fa parte già di una lista diversa, oppure, se non vuoi votare esplicitamente un partito collegato alle liste, se non ti piacciono le liste così come sono, o hai paura di scarabocchiare troppo, hai anche a disposizione una lista vuota tutta per te, da riempire a piacere.
Avete capito? No? Fa lo stesso, è tanto incasinato che è un miracolo che funzioni sempre senza problemi. Forse è più facile usarlo che spiegarlo. Per farla breve, comunque, lo definirei un "voto patchwork". Non invidio chi deve poi scrutinarle, 'ste schede.
Ah, ovviamente il sistema DOVREBBE essere così. Dovrebbe, perché i Cantoni che hanno 5 deputati, hanno 5 voci sulla lista, quelli che ne hanno 9 ovviamente votano per liste di 9. E quelli che ne hanno 1 solo? Ovvio, votano col maggioritario, che è un sistema anni luce lontano da quello degli altri Cantoni. Logico, no? E poi bisogna anche considerare che il diverso numero dei Consiglieri per ogni Cantone fa sì che ognuno dei 26 Cantoni voti di fatto con una legge diversa, tecnicamente.
Perciò quella che sulla carta è una legge unica, nella pratica è un insieme di 26 sistemi diversi descritti abbastanza a grandi linee da una legge federale.
Una legge che è in realtà un riassunto di 26 leggi diverse.
Dal momento che il Consiglio degli Stati (la camera alta), serve invece a rappresentare paritariamente i singoli Cantoni, ognuno ovviamente ha la sua brava legge elettorale. Ma qui viene il bello: ogni Cantone (e Semicantone) (anche questa è un po' complicata da raccontare, prendetela com'è) ha provato a sforzarsi per aumentare la varietà di queste leggi, ma alla fine si sono tutti arresi: il modo migliore per eleggere i Consiglieri agli Stati è il maggioritario a doppio turno. Così, spontaneamente, e avendo pure 26 leggi diverse in luogo di una per queste elezioni, hanno scritto tutti quanti le loro brave leggi perché fossero di fatto praticamente uguali.
Perciò quella che sulla carta è una serie di 26 leggi diverse, nella pratica è un sistema unico che vale per tutta la Confederazione.
26 leggi che sono in realtà quasi tutte copie di una legge unica.
Che ve ne pare?
Cioè, non è che sia difficile, è solo che non ci si capisce una mazza.
Cominciamo innanzitutto col dire che la legge elettorale della camera bassa rispecchia, come tutto il resto, la mentalità svizzera: se non abbiamo una lingua unica in comune, possiamo forse votare per il Consiglio Nazionale tutti assieme? Per carità! Si vota ovviamente per Cantone.
Ognuno ha il suo numero di deputati, a seconda della popolazione, e vota solo per quelli. Per esempio, Basilea Città, il mio Cantone, ha 5 Consiglieri Nazionali, e vota solo per quei 5.
Il sistema è (o almeno dovrebbe essere) un proporzionale puro a preferenza multipla: in mano ti danno una serie di schede, una per lista, ognuna collegata con un partito, che ha dentro già stampati tutti i nomi dei suoi candidati (nel mio caso 5). Puoi votare una delle liste che ti danno, o anche votarla modificata, cancellando il nome di un candidato e mettendo quello di un altro, anche se quest'altro fa parte già di una lista diversa, oppure, se non vuoi votare esplicitamente un partito collegato alle liste, se non ti piacciono le liste così come sono, o hai paura di scarabocchiare troppo, hai anche a disposizione una lista vuota tutta per te, da riempire a piacere.
Avete capito? No? Fa lo stesso, è tanto incasinato che è un miracolo che funzioni sempre senza problemi. Forse è più facile usarlo che spiegarlo. Per farla breve, comunque, lo definirei un "voto patchwork". Non invidio chi deve poi scrutinarle, 'ste schede.
Ah, ovviamente il sistema DOVREBBE essere così. Dovrebbe, perché i Cantoni che hanno 5 deputati, hanno 5 voci sulla lista, quelli che ne hanno 9 ovviamente votano per liste di 9. E quelli che ne hanno 1 solo? Ovvio, votano col maggioritario, che è un sistema anni luce lontano da quello degli altri Cantoni. Logico, no? E poi bisogna anche considerare che il diverso numero dei Consiglieri per ogni Cantone fa sì che ognuno dei 26 Cantoni voti di fatto con una legge diversa, tecnicamente.
Perciò quella che sulla carta è una legge unica, nella pratica è un insieme di 26 sistemi diversi descritti abbastanza a grandi linee da una legge federale.
Una legge che è in realtà un riassunto di 26 leggi diverse.
Dal momento che il Consiglio degli Stati (la camera alta), serve invece a rappresentare paritariamente i singoli Cantoni, ognuno ovviamente ha la sua brava legge elettorale. Ma qui viene il bello: ogni Cantone (e Semicantone) (anche questa è un po' complicata da raccontare, prendetela com'è) ha provato a sforzarsi per aumentare la varietà di queste leggi, ma alla fine si sono tutti arresi: il modo migliore per eleggere i Consiglieri agli Stati è il maggioritario a doppio turno. Così, spontaneamente, e avendo pure 26 leggi diverse in luogo di una per queste elezioni, hanno scritto tutti quanti le loro brave leggi perché fossero di fatto praticamente uguali.
Perciò quella che sulla carta è una serie di 26 leggi diverse, nella pratica è un sistema unico che vale per tutta la Confederazione.
26 leggi che sono in realtà quasi tutte copie di una legge unica.
Che ve ne pare?
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