Ieri sera c'è stata una specie di festa delle matricole, che mi dicono essere un must, nell'anno accademico. Cosa curiosa è che la festa è... dentro l'università. Se provassero a farlo a Giurisprudenza a Bologna, Palazzo Malvezzi crollerebbe nella prima mezz'ora per il numero -e il peso complessivo- degli invitati.
Arriviamo alle 21, giusto in tempo per l'happy hour (sì, siamo alcolizzati), ma l'università è ancora vuota o quasi. Con orrore ci rendiamo conto che quest'orario è lo stesso scelto dagli studenti meno socievoli per attaccare pezze epocali. Impressionante un francese che in tutta la serata ha cambiato DUE interlocutori, senza quasi mai smettere di parlare.
Dopo le undici, improvvisamente arriva la carica degli altri studenti, e l'univeristà si trasforma in una specie di enorme intrico di arti che si agita, parte in pista a dimenarsi, parte al bancone a scannarsi per una birra.
Una serata divertente, in fondo. C'era anche l'Anglolussemburghese che -a sentire le ragazze- doveva essere quasi sicuramente gay. Ovviamente, nella soluzione l'enigma sono stato coinvolto pure io. Oddio, non che mi prendesse tanto male, come esperimento, ma -come pensavo da quando l'avevo conosciuto, il secondo o terzo giorno d'erasmus- non c'è trippa per gatti. Pazienza. Almeno, per fortuna, ho scoperto che il suo amico biondo non è tornato in Romania come sembrava in un primo momento... slurp!
Alla fine, io e le ragazze torniamo verso l'ingresso, per rirpendere l'autobus, ma nel tragitto, tra tutto il casino, ci perdiamo. Appena uscito, mi rendo conto che non sono lì, che non le vedo e quindi torno dentro per cercarle e, già che ci sono, per riprendere la giacca.
Torno fuori in ritardo sull'orario dell'autobus, ed esattamente come prima non ci sono. Immagino che siano partite, e perciò mi metto ad aspettare il seguente, intrattenendomi in conversazione col Vaso, mio prossimo compagno di corso di tedesco (per l'identità del Vaso, rimando al blog di Beatrice). Quand'ecco che arriva... LEI. La Russa. Aiuto! Questa comincerà a pedinarmi! Salvatemi!
Alla fine arriva l'autobus e, dopo un'allucinante crociera attraverso la città resa non proprio ospitale dalla pioggia, con un grassone ubriaco fradicio che mi schiacciava sul muro urlando di tanto in tanto all'autista quand'è che si fermava all'imbarco dei traghetti, finalmente arrivo a casa.
E allora il titolo? Come mai ho scritto una roba del genere?
È presto detto: grazie alla lettura di un interessante libro di Stephen Webb sul paradosso di Fermi, ho deciso di mettere a disposizione le -limitate- risorse del mio pc per il SETI.
Per chi non lo sapesse, SETI è quel programma di ricerca di forme di vita extraterrestri a partire dalle emissioni radio che dovrebbero venire da loro emesse volontariamente o involontariamente. Dato che per tutto questo tempo non si è trovato niente nell'etere, si potrebbe pensare con scetticismo che non ci sia nessuno da ascoltare. Ma la mole di dati da elaborare è ENORME, e i computer che ci lavorano ci metterebbero ANNI, da soli. Perciò si è cominciato a diffondere su internet un programma che riceve i dati da analizzare, compie i dovuti calcoli sul tuo pc (sì! proprio sul tuo!) e li rimanda indietro.
Il link lo trovate ora nella colonna di destra del mio blog, sotto gli altri link.
Oltre a questo, ho trovato un'altra cosa molto carina su internet: StudiVZ, una comunità online di studenti (non necessariamente tedeschi, ma il sito è in tedesco, quindi di fatto... come dire...) in cui ho messo su un profilo... Mi dicono che è molto frequentata, perciò vediamo un po'...
Anche il link di StudiVZ è (e da ora in poi sarà) sotto la colonna dei link...
giovedì 18 ottobre 2007
Il giorno dopo.
Ora vi sarete chiesti «quando e soprattutto se riescono a fare queste elezioni (e a non impazzire nel frattempo), poi, che fanno?»
A quel punto, camera alta e camera bassa si riuniscono e insieme eleggono il Consiglio Federale, che è assieme Governo e Capo dell Stato collegiale, e questo perché la Svizzera è un sistema direttoriale: la gente elegge il Parlamento, il Parlamento elegge il Governo.
I Consiglieri Federali sono quindi i soli sette ministri del Governo Federale e ogni anno uno di loro viene eletto (sempre dal Parlamento) Presidente, carica che non vuol dire molto (Presidente sì, ma sempre primus inter pares).
Teoricamente, il loro incarico però durerebbe solo quattro anni, e ogni quattro anni in effetti vengono tenute di nuovo le elezioni per il Consiglio Federale, ma...
Ma in realtà avviene che, di solito, un Consigliere Federale che si ricandidi per prassi venga rieletto finché si ricandida, così in media un Consigliere rimane in carica circa 10 anni. E dato che i Consiglieri sono 7, la carica di Presidente è assunta a rotazione da ogni Consigliere, dopo che sono stati eletti alla Presidenza tutti i Consiglieri eletti prima di lui. Essere complicati anche nelle piccole cose. Questo è stile.
Non mancano poi i record di longevità: Karl Schenk restò in carica una bella trentina d'anni dal 1863 al 1893, Giuseppe Motta fu eletto prima che affondasse il Titanic e se ne andò mentre era già cominciata la Seconda Guerra Mondiale, Philipp Etter durò ben 25 anni, e così via...
A quel punto, camera alta e camera bassa si riuniscono e insieme eleggono il Consiglio Federale, che è assieme Governo e Capo dell Stato collegiale, e questo perché la Svizzera è un sistema direttoriale: la gente elegge il Parlamento, il Parlamento elegge il Governo.
I Consiglieri Federali sono quindi i soli sette ministri del Governo Federale e ogni anno uno di loro viene eletto (sempre dal Parlamento) Presidente, carica che non vuol dire molto (Presidente sì, ma sempre primus inter pares).
Teoricamente, il loro incarico però durerebbe solo quattro anni, e ogni quattro anni in effetti vengono tenute di nuovo le elezioni per il Consiglio Federale, ma...
Ma in realtà avviene che, di solito, un Consigliere Federale che si ricandidi per prassi venga rieletto finché si ricandida, così in media un Consigliere rimane in carica circa 10 anni. E dato che i Consiglieri sono 7, la carica di Presidente è assunta a rotazione da ogni Consigliere, dopo che sono stati eletti alla Presidenza tutti i Consiglieri eletti prima di lui. Essere complicati anche nelle piccole cose. Questo è stile.
Non mancano poi i record di longevità: Karl Schenk restò in carica una bella trentina d'anni dal 1863 al 1893, Giuseppe Motta fu eletto prima che affondasse il Titanic e se ne andò mentre era già cominciata la Seconda Guerra Mondiale, Philipp Etter durò ben 25 anni, e così via...
mercoledì 17 ottobre 2007
Zafar L'Uzbeco Gigante e il Cinese Invisibile
Oggi, per integrare il post di Beatrice sui personaggi dell'erasmus, mi sento in dovere di raccontare di due soggetti particolari che abbiamo scoperto negli ultimi giorni...
Prima di tutti c'è Zafar, l'Uzbeco Gigante. Non è particolarmente strano. Non fa cose strane. Non ha abitudini strane, anzi, è molto gentile, affabile, tranquillo... E allora perché ne parliamo?
Perché questo tizio, venuto direttamente dalle steppe, rasenta i due metri di statura. E la sua altezza salta ancora più all'occhio grazie alla valigetta che si porta dietro.
Microscopica.
Avete presente un foglio A5? Non ci starebbe dentro.
È una figura troppo divertente...
E poi c'è il Cinese Invisibile. Vederlo girare per la facoltà tutto contento è un piacere, ma non rivolgetegli la parola. Subito, il povero malcapitato si spaventerà a morte e si paralizzerà lì dove si trova, con un'espressione di puro sgomento sul viso...
Poi, dopo qualche istante, vi fornirà il migliore dei suoi sorrisi, regalandovi uno «Ja...» decisamente poco convinto. A prima vista si direbbe che il poveretto non capisce il tedesco, ma dopo lunga osservazione, si capisce che 'sto tizio il tedesco lo parla, e lo capisce pure senza problemi. Mah.
Altra cosa particolare è che sono ormai convinto che questo signore possa rendersi invisibile a piacimento.
Me ne sono reso conto quando ho dovuto fare il colloquio di piazzamento nel corso di lingua.
Entro nella sala, la porta d'ingresso è alle mie spalle.
Parlo amabilmente coll'esaminatore, e per il resto non sento nulla: ci siamo solo io e l'esaminatore, e parliamo. Pure a bassa voce.
Finito il colloquio, mi alzo, mi giro ed esco, senza incontrare nessuno sul tragitto.
Esco dala porta e chiamo il prossimo, ma il prossimo in questione (un erasmus svedese) mi dice che è già entrato qualcuno, il cinese, per la precisione.
Ovviamente gli rispondo che è impossibile: non l'ho visto entrando, non l'ho visto uscendo, non si è sentito entrare nessuno, perciò non PUÒ esserci nessuno.
Poco convinto, lo svedese entra nella stanza... ed esce subito dopo dicendo: «Come sarebbe "non l'hai visto"? Eccolo lì!» e, nel dirlo, apre un poco di più la porta per farmi vedere...
Non posso crederci.
È lì seduto.
Non ho la minima idea di come ci sia riuscito. Anzi sì: è il Cinese Invisibile. Brrrrrr...
Prima di tutti c'è Zafar, l'Uzbeco Gigante. Non è particolarmente strano. Non fa cose strane. Non ha abitudini strane, anzi, è molto gentile, affabile, tranquillo... E allora perché ne parliamo?
Perché questo tizio, venuto direttamente dalle steppe, rasenta i due metri di statura. E la sua altezza salta ancora più all'occhio grazie alla valigetta che si porta dietro.
Microscopica.
Avete presente un foglio A5? Non ci starebbe dentro.
È una figura troppo divertente...
E poi c'è il Cinese Invisibile. Vederlo girare per la facoltà tutto contento è un piacere, ma non rivolgetegli la parola. Subito, il povero malcapitato si spaventerà a morte e si paralizzerà lì dove si trova, con un'espressione di puro sgomento sul viso...
Poi, dopo qualche istante, vi fornirà il migliore dei suoi sorrisi, regalandovi uno «Ja...» decisamente poco convinto. A prima vista si direbbe che il poveretto non capisce il tedesco, ma dopo lunga osservazione, si capisce che 'sto tizio il tedesco lo parla, e lo capisce pure senza problemi. Mah.
Altra cosa particolare è che sono ormai convinto che questo signore possa rendersi invisibile a piacimento.
Me ne sono reso conto quando ho dovuto fare il colloquio di piazzamento nel corso di lingua.
Entro nella sala, la porta d'ingresso è alle mie spalle.
Parlo amabilmente coll'esaminatore, e per il resto non sento nulla: ci siamo solo io e l'esaminatore, e parliamo. Pure a bassa voce.
Finito il colloquio, mi alzo, mi giro ed esco, senza incontrare nessuno sul tragitto.
Esco dala porta e chiamo il prossimo, ma il prossimo in questione (un erasmus svedese) mi dice che è già entrato qualcuno, il cinese, per la precisione.
Ovviamente gli rispondo che è impossibile: non l'ho visto entrando, non l'ho visto uscendo, non si è sentito entrare nessuno, perciò non PUÒ esserci nessuno.
Poco convinto, lo svedese entra nella stanza... ed esce subito dopo dicendo: «Come sarebbe "non l'hai visto"? Eccolo lì!» e, nel dirlo, apre un poco di più la porta per farmi vedere...
Non posso crederci.
È lì seduto.
Non ho la minima idea di come ci sia riuscito. Anzi sì: è il Cinese Invisibile. Brrrrrr...
Tenetevi forte.
Oggi scriverò della legge elettorale svizzera. Auguri.
Cioè, non è che sia difficile, è solo che non ci si capisce una mazza.
Cominciamo innanzitutto col dire che la legge elettorale della camera bassa rispecchia, come tutto il resto, la mentalità svizzera: se non abbiamo una lingua unica in comune, possiamo forse votare per il Consiglio Nazionale tutti assieme? Per carità! Si vota ovviamente per Cantone.
Ognuno ha il suo numero di deputati, a seconda della popolazione, e vota solo per quelli. Per esempio, Basilea Città, il mio Cantone, ha 5 Consiglieri Nazionali, e vota solo per quei 5.
Il sistema è (o almeno dovrebbe essere) un proporzionale puro a preferenza multipla: in mano ti danno una serie di schede, una per lista, ognuna collegata con un partito, che ha dentro già stampati tutti i nomi dei suoi candidati (nel mio caso 5). Puoi votare una delle liste che ti danno, o anche votarla modificata, cancellando il nome di un candidato e mettendo quello di un altro, anche se quest'altro fa parte già di una lista diversa, oppure, se non vuoi votare esplicitamente un partito collegato alle liste, se non ti piacciono le liste così come sono, o hai paura di scarabocchiare troppo, hai anche a disposizione una lista vuota tutta per te, da riempire a piacere.
Avete capito? No? Fa lo stesso, è tanto incasinato che è un miracolo che funzioni sempre senza problemi. Forse è più facile usarlo che spiegarlo. Per farla breve, comunque, lo definirei un "voto patchwork". Non invidio chi deve poi scrutinarle, 'ste schede.
Ah, ovviamente il sistema DOVREBBE essere così. Dovrebbe, perché i Cantoni che hanno 5 deputati, hanno 5 voci sulla lista, quelli che ne hanno 9 ovviamente votano per liste di 9. E quelli che ne hanno 1 solo? Ovvio, votano col maggioritario, che è un sistema anni luce lontano da quello degli altri Cantoni. Logico, no? E poi bisogna anche considerare che il diverso numero dei Consiglieri per ogni Cantone fa sì che ognuno dei 26 Cantoni voti di fatto con una legge diversa, tecnicamente.
Perciò quella che sulla carta è una legge unica, nella pratica è un insieme di 26 sistemi diversi descritti abbastanza a grandi linee da una legge federale.
Una legge che è in realtà un riassunto di 26 leggi diverse.
Dal momento che il Consiglio degli Stati (la camera alta), serve invece a rappresentare paritariamente i singoli Cantoni, ognuno ovviamente ha la sua brava legge elettorale. Ma qui viene il bello: ogni Cantone (e Semicantone) (anche questa è un po' complicata da raccontare, prendetela com'è) ha provato a sforzarsi per aumentare la varietà di queste leggi, ma alla fine si sono tutti arresi: il modo migliore per eleggere i Consiglieri agli Stati è il maggioritario a doppio turno. Così, spontaneamente, e avendo pure 26 leggi diverse in luogo di una per queste elezioni, hanno scritto tutti quanti le loro brave leggi perché fossero di fatto praticamente uguali.
Perciò quella che sulla carta è una serie di 26 leggi diverse, nella pratica è un sistema unico che vale per tutta la Confederazione.
26 leggi che sono in realtà quasi tutte copie di una legge unica.
Che ve ne pare?
Cioè, non è che sia difficile, è solo che non ci si capisce una mazza.
Cominciamo innanzitutto col dire che la legge elettorale della camera bassa rispecchia, come tutto il resto, la mentalità svizzera: se non abbiamo una lingua unica in comune, possiamo forse votare per il Consiglio Nazionale tutti assieme? Per carità! Si vota ovviamente per Cantone.
Ognuno ha il suo numero di deputati, a seconda della popolazione, e vota solo per quelli. Per esempio, Basilea Città, il mio Cantone, ha 5 Consiglieri Nazionali, e vota solo per quei 5.
Il sistema è (o almeno dovrebbe essere) un proporzionale puro a preferenza multipla: in mano ti danno una serie di schede, una per lista, ognuna collegata con un partito, che ha dentro già stampati tutti i nomi dei suoi candidati (nel mio caso 5). Puoi votare una delle liste che ti danno, o anche votarla modificata, cancellando il nome di un candidato e mettendo quello di un altro, anche se quest'altro fa parte già di una lista diversa, oppure, se non vuoi votare esplicitamente un partito collegato alle liste, se non ti piacciono le liste così come sono, o hai paura di scarabocchiare troppo, hai anche a disposizione una lista vuota tutta per te, da riempire a piacere.
Avete capito? No? Fa lo stesso, è tanto incasinato che è un miracolo che funzioni sempre senza problemi. Forse è più facile usarlo che spiegarlo. Per farla breve, comunque, lo definirei un "voto patchwork". Non invidio chi deve poi scrutinarle, 'ste schede.
Ah, ovviamente il sistema DOVREBBE essere così. Dovrebbe, perché i Cantoni che hanno 5 deputati, hanno 5 voci sulla lista, quelli che ne hanno 9 ovviamente votano per liste di 9. E quelli che ne hanno 1 solo? Ovvio, votano col maggioritario, che è un sistema anni luce lontano da quello degli altri Cantoni. Logico, no? E poi bisogna anche considerare che il diverso numero dei Consiglieri per ogni Cantone fa sì che ognuno dei 26 Cantoni voti di fatto con una legge diversa, tecnicamente.
Perciò quella che sulla carta è una legge unica, nella pratica è un insieme di 26 sistemi diversi descritti abbastanza a grandi linee da una legge federale.
Una legge che è in realtà un riassunto di 26 leggi diverse.
Dal momento che il Consiglio degli Stati (la camera alta), serve invece a rappresentare paritariamente i singoli Cantoni, ognuno ovviamente ha la sua brava legge elettorale. Ma qui viene il bello: ogni Cantone (e Semicantone) (anche questa è un po' complicata da raccontare, prendetela com'è) ha provato a sforzarsi per aumentare la varietà di queste leggi, ma alla fine si sono tutti arresi: il modo migliore per eleggere i Consiglieri agli Stati è il maggioritario a doppio turno. Così, spontaneamente, e avendo pure 26 leggi diverse in luogo di una per queste elezioni, hanno scritto tutti quanti le loro brave leggi perché fossero di fatto praticamente uguali.
Perciò quella che sulla carta è una serie di 26 leggi diverse, nella pratica è un sistema unico che vale per tutta la Confederazione.
26 leggi che sono in realtà quasi tutte copie di una legge unica.
Che ve ne pare?
martedì 16 ottobre 2007
Dal CoCamBo al KonKammCho
Ieri, finalmente, ho cominciato le prove col Konstanzer Kammer-Chor, dove da un po' di tempo avevo pensato di andare, qui a Costanza.
In effetti avrei potuto (e voluto) anche cantare nel coro dell'università, ma -ovviamente- provano tutti e due il lunedì. Alle sette. Pazienza.
Le prove sono in un liceo non troppo lontano da casa mia... uno di quei bei palazzoni ottocenteschi costruiti così apposta per reprimere la fantasia dei ragazzi, tra colonnone e pilastroni (grigi), muri spessi e rassicuranti (grigi), scaloni monumentali e sale interne d'un brillante... grigio.
Immaginatevi cosa doveva sembrare la facciata del palazzo ieri sera, quando sono arrivato per cominciare le prove.
Strada buia.
Facciata (grigia), al buio.
Una debole luce dall'interno.
Sembrava l'inizio di un film horror e invece, seguendo la luce di stanza (grigia) in stanza (grigia), salendo lo scalone (grigio) (ma va'), ho trovato finalmente il coro (non grigio) (per fortuna).
Ed ora... beh, ora comincia il difficile: l'ambientazione, il conoscere gli altri coristi, e tante altre cose che occupano sempre almeno i primi mesi di coro...
Comunque i "tipi", i personaggi tipici del proprio coro, si ritrovano in ogni formazione... ho già individuato la loro Rosanna, mi sono seduto vicino al loro Lucchi (anche se il loro Lucchi non batte il nostro quanto a resistenza: 40 anni contro 50), ho parlato col loro Silvano... è terribilmente buffo, tutto ciò.
Seguire le prove, poi, non è stato così difficile, finora: seguono un metodo simile a quello che seguiamo con PierSi, solo che lo fanno diretti da un maestro che sembra Gene Gnocchi invecchiato. Non sto scherzando.
Vi racconterò più avanti di come vive questo coro, di come funziona, di come va avanti, dei soggetti che (sicuramente) incontrerò, e del progetto che stanno (stiamo? stanno?) preparando: la Johannespassion di Bach.
Piccola perla prima di chiudere... indovinate la raccomandazione che ha fatto il maestro appena è finita la prova... sì, proprio quella: «mi raccomando: dalle prossime prove, cominciamo alle sette e quaranta precise»... «eh, eh, in Norvegia non fanno così...» aggiungerebbe chi-sapete-voi...
In effetti avrei potuto (e voluto) anche cantare nel coro dell'università, ma -ovviamente- provano tutti e due il lunedì. Alle sette. Pazienza.
Le prove sono in un liceo non troppo lontano da casa mia... uno di quei bei palazzoni ottocenteschi costruiti così apposta per reprimere la fantasia dei ragazzi, tra colonnone e pilastroni (grigi), muri spessi e rassicuranti (grigi), scaloni monumentali e sale interne d'un brillante... grigio.
Immaginatevi cosa doveva sembrare la facciata del palazzo ieri sera, quando sono arrivato per cominciare le prove.
Strada buia.
Facciata (grigia), al buio.
Una debole luce dall'interno.
Sembrava l'inizio di un film horror e invece, seguendo la luce di stanza (grigia) in stanza (grigia), salendo lo scalone (grigio) (ma va'), ho trovato finalmente il coro (non grigio) (per fortuna).
Ed ora... beh, ora comincia il difficile: l'ambientazione, il conoscere gli altri coristi, e tante altre cose che occupano sempre almeno i primi mesi di coro...
Comunque i "tipi", i personaggi tipici del proprio coro, si ritrovano in ogni formazione... ho già individuato la loro Rosanna, mi sono seduto vicino al loro Lucchi (anche se il loro Lucchi non batte il nostro quanto a resistenza: 40 anni contro 50), ho parlato col loro Silvano... è terribilmente buffo, tutto ciò.
Seguire le prove, poi, non è stato così difficile, finora: seguono un metodo simile a quello che seguiamo con PierSi, solo che lo fanno diretti da un maestro che sembra Gene Gnocchi invecchiato. Non sto scherzando.
Vi racconterò più avanti di come vive questo coro, di come funziona, di come va avanti, dei soggetti che (sicuramente) incontrerò, e del progetto che stanno (stiamo? stanno?) preparando: la Johannespassion di Bach.
Piccola perla prima di chiudere... indovinate la raccomandazione che ha fatto il maestro appena è finita la prova... sì, proprio quella: «mi raccomando: dalle prossime prove, cominciamo alle sette e quaranta precise»... «eh, eh, in Norvegia non fanno così...» aggiungerebbe chi-sapete-voi...
Piccola prova di layout a tema...
Come promesso, ecco qui il cambiamento al layout del blog, che ovviamente durerà fino a che non usciranno i risultati ufficiali.
Intanto, mentre aspettiamo i risultati (anzi, aspetto: chissà perché, ho l'impressione che voi non li aspettiate come me), scriverò un paio di post su come funziona questo strano paese.
Si elegge, invatti, domenica, l'Assemblea Federale, il Parlamento svizzero. Come in Italia, questo parlamento è perfettamente bicamerale: le Camere devono essere in accordo, per far passare una decisione.
Il Consiglio Nazionale (la camera bassa) è composto da 200 membri, divisi tra tutti Cantoni, e la legge elettorale per questa camera è allucinante, perché prevede sistemi diversi per Cantone... veramente, non se ne viene fuori, e non ho né il tempo né le energie di spiegarla adesso...
Nel Consiglio degli Stati, invece, siedono 46 persone in rappresentanza di ogni Cantone, e lì, piuttosto che arrovellarsi per un sistema difficile, ma unico, si è pensato bene di lasciare fare ai cantoni, così abbiamo 26 leggi elettorali diverse, per la camera alta.
In totale 27 leggi elettorali. Non è uno scherzo.
Nei prossimi post "a tema", scriverò di come si vota nei fatti (preparate gli ansiolitici), di come funziona il sistema dal giorno dopo le elezioni in poi, di come si possa essere ministri per 31 anni, e forse altro ancora, se ne avrò il tempo...
Tranquilli, comunque: non parlerò SOLO di questo, i normali post di tutti giorni continuano...
Intanto, mentre aspettiamo i risultati (anzi, aspetto: chissà perché, ho l'impressione che voi non li aspettiate come me), scriverò un paio di post su come funziona questo strano paese.
Si elegge, invatti, domenica, l'Assemblea Federale, il Parlamento svizzero. Come in Italia, questo parlamento è perfettamente bicamerale: le Camere devono essere in accordo, per far passare una decisione.
Il Consiglio Nazionale (la camera bassa) è composto da 200 membri, divisi tra tutti Cantoni, e la legge elettorale per questa camera è allucinante, perché prevede sistemi diversi per Cantone... veramente, non se ne viene fuori, e non ho né il tempo né le energie di spiegarla adesso...
Nel Consiglio degli Stati, invece, siedono 46 persone in rappresentanza di ogni Cantone, e lì, piuttosto che arrovellarsi per un sistema difficile, ma unico, si è pensato bene di lasciare fare ai cantoni, così abbiamo 26 leggi elettorali diverse, per la camera alta.
In totale 27 leggi elettorali. Non è uno scherzo.
Nei prossimi post "a tema", scriverò di come si vota nei fatti (preparate gli ansiolitici), di come funziona il sistema dal giorno dopo le elezioni in poi, di come si possa essere ministri per 31 anni, e forse altro ancora, se ne avrò il tempo...
Tranquilli, comunque: non parlerò SOLO di questo, i normali post di tutti giorni continuano...
lunedì 15 ottobre 2007
Prevedibilità
A parte il numero di elettori (3.300.000 - 3.500.000 di persone erano veramente più di quanto ci si potesse aspettare), queste primarie hanno riservato una tale serie di cose assolutamente prevedibili, che leggendo i giornali su internet, stamattina, avrei potuto spuntare una lista di fatti e di dichiarazioni che mi aspettavo di leggere, e che puntualmente ci sono state... questa c'è, questa pure, anche questa...
Prevedibile era innanzitutto il risultato di questa consultazione, e del resto era evidente che per gli altri candidati non poteva davvero esserci lotta, con un Veltroni che -prevedibilmente- ha racimolato circa il 75% dei consensi (dato rilevato a metà circa dello scrutinio).
Prevedibili le dichiarazioni del centrosinistra, chi fa le sue congratulazioni, chi le sue raccomandazioni, chi non sa più dove andrà o che ne sarà di lui...
Prevedibili le uscite di Forza Italia che parla (e ti pareva) di un bluff, per coprire un mezzo fiasco. Ma io vorrei vedere dei dati, signori miei.
Prevedibile Casini, che è già lì che freme per sapere cosa farà Veltroni, dove andrà, e soprattutto con chi ci andrà... un po' come dire «Dimmi con chi vai, e ti dirò se vengo anch'io»
Ecco, è questo il problema... tutto troppo prevedibile. Tutto già scritto.
Per carità, le primarie legittimeranno la posizione di Veltroni come leader del Partito Democratico.
Ma che altro ci dicono?
Nulla: i 3.500.000 di persone (siamo generosi, va') che hanno votato alle primarie sono poco più di un decimo dei votanti alle elezioni del 2006.
Oppure, se volete, circa il 18% di coloro che a quelle stesse elezioni votarono l'Unione.
O, meglio ancora, il 30% di coloro che votarono proprio l'Ulivo.
Tra questo campione così ristretto, sappiamo che la maggioranza ha votato Veltroni come segretario del Partito Democratico, niente di più.
Per questo continuo ad essere scettico: perché in questa fiera delle prevedibilità, l'adesione di appena il 7,5-10% circa dell'elettorato ad una consultazione come le primarie basta già per far parlare tutti nel centrosinistra di "una risposta all'antipolitica", e ad ostentare ottimismo.
Ne è veramento il caso?
Prevedibile era innanzitutto il risultato di questa consultazione, e del resto era evidente che per gli altri candidati non poteva davvero esserci lotta, con un Veltroni che -prevedibilmente- ha racimolato circa il 75% dei consensi (dato rilevato a metà circa dello scrutinio).
Prevedibili le dichiarazioni del centrosinistra, chi fa le sue congratulazioni, chi le sue raccomandazioni, chi non sa più dove andrà o che ne sarà di lui...
Prevedibili le uscite di Forza Italia che parla (e ti pareva) di un bluff, per coprire un mezzo fiasco. Ma io vorrei vedere dei dati, signori miei.
Prevedibile Casini, che è già lì che freme per sapere cosa farà Veltroni, dove andrà, e soprattutto con chi ci andrà... un po' come dire «Dimmi con chi vai, e ti dirò se vengo anch'io»
Ecco, è questo il problema... tutto troppo prevedibile. Tutto già scritto.
Per carità, le primarie legittimeranno la posizione di Veltroni come leader del Partito Democratico.
Ma che altro ci dicono?
Nulla: i 3.500.000 di persone (siamo generosi, va') che hanno votato alle primarie sono poco più di un decimo dei votanti alle elezioni del 2006.
Oppure, se volete, circa il 18% di coloro che a quelle stesse elezioni votarono l'Unione.
O, meglio ancora, il 30% di coloro che votarono proprio l'Ulivo.
Tra questo campione così ristretto, sappiamo che la maggioranza ha votato Veltroni come segretario del Partito Democratico, niente di più.
Per questo continuo ad essere scettico: perché in questa fiera delle prevedibilità, l'adesione di appena il 7,5-10% circa dell'elettorato ad una consultazione come le primarie basta già per far parlare tutti nel centrosinistra di "una risposta all'antipolitica", e ad ostentare ottimismo.
Ne è veramento il caso?
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